CNA Yachts: dal passato al green totale

Autore Angelo Colombo
31/08/2021

CNA Yachts è un cantiere con una gestione interamente italiana e caratterizzato da un approccio green per quanto riguarda la produzione e l’attività di refit, che si esprime con mezzi molto particolari e fuori dalle logiche industriali. Abbiamo intervistato l’ing. Giacomo Michelini Tocci, “Naval Architect” presso il cantiere, che ci ha illustrato le attività e i programmi futuri.

CN Yachts

Le attuali attività di CNA Yachts spaziano dalla produzione di yacht custom a quella di tender in piccola serie e molto originali, passando per opere di conversione di mezzi da lavoro in yacht e refit importanti. Un cantiere gestito interamente da italiani, che si avvale dell’opera ingegneristica e tecnica di personale qualificato, tra cui Giacomo Michelini Tocci, il quale ha una lunga esperienza maturata presso cantieri di primaria importanza come ICON Yachts, Feadship e Palmer & Johnson - i primi due olandesi e l’ultimo statunitense - e impegnati come attori di primo piano sulla scena mondiale dei superyacht. Dopo un periodo trascorso esercitando la libera professione e partecipando a progetti in diversi cantieri nazionali, ha deciso di intraprendere un nuovo corso professionale con CNA Yachts, cantiere nato nel 2018 nei pressi di Durazzo, Albania, dove, come vedremo, l’azienda beneficia di opportunità che si traducono nella possibilità di investire maggiormente in qualità, ricerca e sviluppo. 

Una scelta strategica, già adottata da altri cantieri blasonati che, delocalizzando le loro strutture, hanno potuto tenere il passo sul mercato, riuscendo in questo modo a incrementare la qualità e lo sviluppo dei loro prodotti. A questo dobbiamo aggiungere che in paesi come l’Albania la voglia di crescere e farsi valere sul lavoro da parte dei giovani è molto sentita. Il risultato sono maestranze capaci di seguire l’evoluzione che la proprietà di CNA impone con il supporto di Giacomo Michelini Tocci e degli altri ingegneri del gruppo di lavoro. 

CNA Yachts - risorse territorio Le risorse reperite sul territorio sono state guidate verso il processo di conversione delle loro specifiche competenze da settori diversi allo yachting.

L’industria nautica nella zona, di fatto, è praticamente inesistente, se non per la produzione di imbarcazioni da lavoro di piccolo cabotaggio; per questo CNA Yachts è partita da un management tecnico di alto valore e proveniente da esperienze pregresse di primo piano. Per quanto riguarda le risorse reperite sul territorio, queste sono tutte state guidate verso il processo di conversione delle loro specifiche competenze da settori diversi allo yachting. Elettricisti, idraulici, carpentieri e operai locali hanno portato le loro capacità professionali in un ambito produttivo diverso, al quale si sono adattati in modo rapido e soprattutto efficace.

Vediamo cosa ci ha raccontato Giacomo Michelini Tocci.

Giacomo, noi ci conosciamo da un po’ di anni ormai, dai tempi di ICON Yachts dove venni in visita per vedere il 62 metri appena ultimato presso il cantiere di Harlingen. Oggi sei impegnato con CNA Yachts e segui progetti tra loro molto diversi. Come nasce il cantiere e l’idea di produrre in modo green?

CNA Yachts nasce nel 2018 da un’idea dei due soci fondatori, i quali, per passione, volevano creare un cantiere capace di alzare l’asticella della qualità a livelli molto elevati rispetto alla produzione industriale classica. Per farlo si è scelto di delocalizzare, per trovare convenienze economiche da investire interamente sulla qualità finale del prodotto yacht, sia questo costruito da noi o oggetto di trasformazione e refit. Sempre spinti dalla passione passione, i soci fondatori volevano da un lato portare indietro di 50 anni il sistema di costruzione delle barche, dall’altro spingerlo verso il futuro. Per tali motivi sono state fatte scelte molto specifiche per quanto riguarda i materiali costruttivi: principalmente acciaio, alluminio e tanto legno, materiali spesso provenienti dal ciclo virtuoso del riciclo e a loro volta riciclabili, quindi appunto green. A questo si aggiunge la volontà di essere il più ecocompatibili possibile anche nell’utilizzo dello yacht, per cui da subito abbiamo cominciato a studiare e sviluppare soluzioni di propulsione ibrida, riuscendo anche ad applicarle su un mezzo del 1962.

Quindi niente plastica, pochi compositi e tanto materiale riciclabile?

Esatto, le tonnellate di tubi, flessibili e altri componenti che usiamo per le nostre barche sono di materiale riciclabile. Tanto legno, spesso massello, tubi rigorosamente d’acciaio e non di plastica, come i flessibili, tutto questo porta lo standard produttivo molto in alto e possiamo offrirlo per il risparmio ottenuto con la delocalizzazione. Quindi, eco-sostenibilità e qualità ai massimi livelli sono un traguardo che noi raggiungiamo quotidianamente seguendo il modello di business del management, che per sua volontà non vuole entrare nella logica della produzione seriale industrializzata.

CNA Yachts - materiali CNA si caratterizza per l’uso di legno - spesso massello - e tubi d’acciaio, portando così lo standard produttivo a livelli molto alti grazie al risparmio ottenuto con la delocalizzazione.

Qual è stata la prima barca che avete prodotto?

La prima prodotta in totale autonomia da noi è stato un 18 metri a vela, in legno e totalmente custom con numerose soluzioni molto particolari per quanto riguarda gli allestimenti, ai quali è stata dedicata una cura maniacale; affermo questo provenendo da cantieri molto importanti dove l’attenzione a questo aspetto era già molto alta.

Per quanto riguarda invece progetti di conversione? Abbiamo visto un ex rimorchiatore.

Hybrid 1962, lo chiamiamo così perché l’anno di costruzione di questo particolare yacht è quello. Si tratta di un rimorchiatore che stiamo convertendo a yacht dopo numerosi lavori, sebbene questi interessino l’opera viva più per adattamenti idrodinamici che non per usura delle lamiere. Infatti, nonostante l’età, abbiamo effettuato le analisi di tutti gli spessori e della qualità generale, e abbiamo riscontrato ovunque che l’usura non ha interessato questo mezzo. Sorprendentemente per certi versi, ma la qualità dell’acciaio che avevano in Polonia in quegli anni - perché è stato costruito lì - alla quale si aggiunge la caratteristica che era un mezzo destinato alla flotta baltica e per questo dotato di carena con capacità rompighiaccio, hanno fatto sì che arrivasse a oggi in ottimo stato. Per essere uno yacht è più che un carro armato direi, ma l’innovazione è presente anche su questo mezzo e non solo per il rifacimento completo di coperta e interni, dove abbiamo spostato anche alcune paratie, ma soprattutto per l’adozione di un sistema di propulsione ibrido.

CNA Yachts - refit Alcune fasi del refit del modello Hybrid 1962.

Dunque, avete convertito un rimorchiatore rompighiaccio del 1962 in yacht ibrido?

Esattamente, ma questo è stato reso possibile anche dalle originarie linee d’acqua. Il progetto navale del rimorchiatore ci ha aiutato molto, in quanto possiede delle linee d’acqua che oggi si considerano vetuste - peraltro il motivo per cui l’abbiamo acquistato -, ma che in realtà, avendo una prora molto piena e una poppa molto sfinata, ci ha permesso di sfruttare al meglio la spinta delle macchine elettriche. Le prestazioni sulla velocità media sono decisamente superiori ad altri tipi di scafo, quindi abbiamo potuto accoppiare il nostro sistema elettrico da 150 kW a quello endotermico da 475 kW, anche grazie all’adozione di un’elica Rolla appositamente sviluppata. Un’elica molto speciale a dire il vero, sei pale con diametro di 1,20 metri e molto simile a quella adottata dai sommergibili, che ci ha permesso di recuperare molta efficienza in elettrico quando si spegne il diesel e di ottenere livelli di rumorosità molto bassi. Una delle parti più divertenti di questo progetto, che oggi è uno yacht che potrebbe ancora affrontare navigazioni in mezzo ai ghiacci artici, è che ha addirittura avuto lo stato di ‘Nave da Guerra’, dunque con caratteristiche di base già molto particolari.

Tornando invece alle nuove costruzioni, avete intenzione di affrontare la produzione di serie o volete rimanere sui custom yacht?

La nostra filosofia è quella di rimanere lontani dall’industrializzazione massiva, fuori dalle logiche delle grandi serie. Siamo concentrati su produzione in acciaio, alluminio e legno, spingendo sull’innovazione. Sebbene abbiamo deciso di utilizzare materiali diversi dai compositi, dei quali pure ci avvaliamo per alcune lavorazioni particolari con il legno, utilizziamo materiali di ottima qualità e con spessori importanti, come listelli di legno rivestiti con strati di mogano da 2 o 3 millimetri e fasciame incrociato, per poi trattare il tutto con compositi e fibra di vetro per gli incollaggi e l’impermeabilizzazione. Questo ci permette di offrire yacht in legno che vantano il fascino e le prestazioni che questo materiale è in grado di offrire a fronte di manutenzioni assimilabili a uno yacht in composito. I nostri obiettivi aziendali restano comunque la costruzione custom e il refit, dove per costruzione intendiamo anche yacht di cui rifacciamo tutto, dalla chiglia in su, come nel caso dell’Hybrid 1962: abbiamo tenuto la parte per noi migliore e abbiamo rifatto tutto al punto che averlo costruito da zero sarebbe costato meno. Hybrid 1962 lo abbiamo riportato a zero sullo scafo, col metallo a vista per tutta la sua superficie, poi abbiamo spostato qualche paratia stagna, qualche cassa che è anche stata sostituita, ma alla fine l’abbiamo completamente denudata e ricostruita ripartendo dall’acciaio vergine.

CNA Yachts - materiali CNA utilizza materiali di ottima qualità e con spessori importanti, trattandoli successivamente con compositi e fibra di vetro per gli incollaggi e l’impermeabilizzazione.

Nuovi progetti sui quali state lavorando?

Stiamo sviluppando un progetto per un motoryacht di 26 metri omologato al limite dei 24 e un altro explorer un po’ più performante grazie alla collaborazione con Transfluid con la quale abbiamo prodotto anche l’Hybrid 1962. Per quest’ultimo, al momento stiamo utilizzando il sistema Transfluid più potente che ci permette di accoppiarlo ai due motori sull’asse, sfruttando la coppia favorevole all’elettrico. Inoltre abbiamo avviato la produzione di un tender in legno molto caratteristico, perché si rifà alla tradizione del cofano veneziano, una barca molto versatile che grazie a un leggero incremento dimensionale ci ha permesso di gestire al meglio la distribuzione degli spazi interni,  ottenendo una maggiore vivibilità. Anche in questo caso abbiamo voluto modernizzare un mezzo tradizionale, realizzandolo in legno con coperta in doghe di mogano, finiture di douglas, mogani masselli e rifiniture a ciclo Riva; un vero gioiellino che non trascura la praticità. Lo abbiamo vissuto come un esperimento, per poi passare a misure più grandi sempre pensando ai tender. Infatti, dai 5,40 metri del classico cofano l’obiettivo è ora sviluppare un 7 o 7,5 metri e poi un 10 metri. Prima, però, stiamo ultimando i nostri test per affinare ogni dettaglio presentando il modello più piccolo sul mercato prima di procedere. Sul 26 metri stiamo facendo molte analisi, ed è già diventato una specie di concept in via di sviluppo, così come con il nuovo tender di 7 metri: c’è molto studio su questi progetti. Sul settore del custom ci proponiamo per la produzione di yacht su nostro progetto, abbiamo uno staff tecnico d’eccellenza e intendiamo sfruttarlo al meglio, così come facciamo anche nel settore del refit che svolgiamo anche per conto terzi. Siamo pronti a una produzione seriale delle nostre barche ma sempre con numeri che ci permettano di assicurare il livello qualitativo che ci siamo imposti.

Come sono i rapporti con le maestranze locali?

Sono tutti molto motivati e orgogliosi di quello che stanno facendo, vivono anche loro una continua crescita, e noi la registriamo nella qualità che sono in grado di esprimere con il loro lavoro. Falegnami, idraulici, elettricisti - tutta gente che proviene da altri settori, perché in Albania non c’erano industrie dello yachting, noi siamo la prima - hanno saputo convertire le loro competenze specifiche in un ambito che ha delle caratteristiche che prima gli erano sconosciute. Se fossimo in un paese diverso non avremmo potuto investire tanto in questa conversione, qui lo abbiamo potuto fare e con successo, devo dire anche grazie ai singoli che si sono subito appassionati imparando in fretta a lavorare in ambienti diversi da una casa, un albergo o un palazzo di uffici. La qualità del loro lavoro ha già raggiunto livelli molto alti e il nostro intervento come supervisori si riduce sempre di più: tali livelli sarebbero impensabili da raggiungere in altre realtà per una ragione legata ai costi.

Per quanto riguarda lo staff ingegneristico?

Il designer è Alessandro Dolci, poi ci sono io (Giacomo Michelini Tocci n.d.r.), un altro ingegnere navale, un ingegnere elettronico e uno dedicato esclusivamente all’insonorizzazione, tutti italiani. I nostri progetti sono al 100% digitalizzati, vale a dire che dal più piccolo componente a un intero ambiente tutto è modellato in 3D facilitando il processo produttivo da una parte, senza dimenticare la conversione della manodopera. Questo ci ha agevolati molto nonostante su un refit di uno yacht di 20 metri non sia semplice da applicare, perché devi digitalizzare tutto come fosse una produzione seriale, ma il risultato sono pezzi precisi con margini di errore praticamente nulli, quindi, prima di andare in produzione con i singoli componenti, verifichiamo ogni elemento con la modellazione. Produciamo tutto in casa, processo che facilita la fedeltà al progetto anche quando si tratta di millimetri; produciamo anche portelloni e dettagli spesso considerati insignificanti, ma un esempio della precisione è proprio quello dei portelloni, le nostre strutture sono tutte saldate e non imbullonate, questo chiaramente richiede tempi maggiori, ma qui lo possiamo fare.

Di quali spazi disponete oggi e quale sarà lo scenario futuro?

Attualmente disponiamo di una superficie di 9.000 mq fronte mare, in un luogo nel quale ci sentiamo dei pionieri, stiamo sfruttando delle facilitazioni governative perché qui molti aspetti sono ancora da definire, il che è un aspetto molto positivo, il cantiere ci permetterà di fare un salto di qualità importante. Siamo in un’area dove sorgerà il nuovo porto, Durazzo ha ricevuto finanziamenti per nove miliardi di dollari da investitori stranieri per la realizzazione del porto turistico e lo spostamento del porto commerciale, e questo ci permetterà di avere nuovi spazi a disposizione. Ritengo che in due, massimo tre anni, l’attuale cantiere possa fare un salto di qualità molto importante in termini di strutture. Tra l’altro, questa è una zona molto bella e ancora inesplorata, la realizzazione del nuovo porto turistico rappresenta sicuramente un’ulteriore opportunità.

CNA Yachts - spazio di lavoro Lo spazio di lavoro e produzione di CNA Yachts presso Durazzo, Albania.

Chi sono i vostri clienti attuali?

Qui in Albania siamo l’unico cantiere navale, quindi per noi è facile intercettare i lavori sulle barche di connazionali che risiedono qui e che ci hanno riconosciuto come un cantiere di qualità portandoci altro lavoro. Abbiamo anche clienti eterogenei, ci stiamo facendo conoscere attraverso il nostro lavoro e gli armatori ci affidano le loro barche da refittare, magari perché hanno parlato con un nostro cliente. A settembre avviamo un refit che è in realtà un restauro parziale di un caicco che è qui in Albania; gli armatori in un mercato come questo ci riconoscono non solo come un cantiere nautico, ma come il cantiere in grado di assicurare un lavoro di estrema qualità.

Finora avete comunicato attraverso i vostri stessi clienti, metodo sicuramente efficace ma non sufficiente. Quali operazioni intendete mettere in campo per promuovere CNA presso un pubblico più ampio?

Visti i recenti risultati raggiunti al Salone di Venezia, stiamo valutando di portare le nostre barche ai più importanti saloni nautici come Cannes, e stiamo inoltre stringendo accordi commerciali qui in Albania dove c’è un mercato potenziale interessante. Il nostro staff è qui da ormai 11 anni, oggi siamo davvero pronti ad affrontare sfide sempre più ambiziose seguendo il nostro progetto di realizzare barche capaci di poter navigare a emissioni zero, anche se sono datate e provengono dal passato. Siamo convinti che rappresenti il futuro della nautica, e per questo stiamo lavorando in quella direzione in concorso con le più importanti aziende internazionali, come ad esempio Transfluid. Il nostro pane quotidiano sono l’elettrico e l’ibrido, ma non ci limitiamo a installare sistemi di propulsione di questo tipo, sviluppiamo progetti capaci di garantire a queste soluzioni tecniche il massimo del risultato, quindi l’idrodinamica e la gestione dei pesi senza trascurare nulla nei nostri progetti. Qualità e green sono i pilastri del nostro progetto, anche se oggi, per una questione di bilanciamento energetico, siamo ancora costretti a impiegare sistemi ibridi che implicano l’uso di macchine endotermiche, ma il nostro obiettivo rimane arrivare all’elettrico puro. Il modello Hybrid 1962, ad esempio, può navigare in totale autonomia e in elettrico puro per attraversare un’area marina protetta, oppure sostare per giorni alla fonda senza mai accendere i motori sfruttando tutte le utenze elettriche, aria condizionata compresa.

Nell’ottica di abbattere le emissioni, partiamo dai materiali usati per la costruzione, che sono tutti riciclabili al 97% se non già provenienti da una catena di riciclo. Prevediamo impianti di purificazione delle acque reflue per evitare scarichi dannosi in mare e sistemi di purificazione dell’aria, il tutto per rendere lo yacht una residenza itinerante; pensiero sviluppato prima della pandemia, che ha fatto emergere l’esigenza di soluzioni di questo tipo in molti armatori. Dal punto di vista energetico, la barca da noi prodotta non si limita alla presenza della propulsione ibrida, perché i sistemi che adottiamo ci permettono di abbattere l’assorbimento energetico prolungando il tempo di mancato uso dei motori e dei generatori. Per fare un esempio, recuperiamo il calore generato dai motori e l’umidità mediante un processo di osmosi inversa, che ci permette di gestire l’impianto di aria condizionata e di purificare l’aria. Abbiamo anche pensato a un serbatoio di accumulo delle acque reflue di 2.800 litri, quindi, prima di sentire l’esigenza di scaricarne il contenuto, si ha molto tempo a disposizione da dedicare a soste prolungate in luoghi remoti.

Per quanto riguarda sistemi di stabilizzazione?

Abbiamo adottato l’efficace sistema a pinne dinamiche della CMC, interamente elettrico, il quale ci ha permesso di ottimizzare il rendimento idrodinamico quando lo yacht è in navigazione e al contempo di assicurare una piattaforma stabile a zero speed con consumi contenuti: ne siamo molto soddisfatti. L’Hybrid 1962 ha un periodo di rollio molto dolce, e questo ci ha agevolati soprattutto a velocità zero, dove il lavoro del sistema CMC è particolarmente efficace, mentre in condizioni di moto ci ha permesso da una parte di stabilizzare, ma dall’altra di incrementare il rendimento idrodinamico. Poi abbiamo installato un’elica di manovra a poppa e a prora per agevolare le entrate e le uscite dai porti, soprattutto in virtù della presenza di un’unica elica, anche se la manovrabilità è già efficace grazie al nuovo timone adottato pensando a un uso diportistico.

CNA Yachts - professionisti specializzati CNA si avvale del lavoro di professionisti specializzati nella produzione così come nell’area ingegneristica e de design.

Per quanto riguarda il rumore? C’è una persona dedicata a questo tema?

Sì, il nostro ingegnere investe molto tempo nell’analisi delle strutture e dei singoli componenti per individuare la propagazione del suono dall’estrema poppa fino all’estrema prua. Un lavoro certosino che solitamente non si applica su mezzi simili, ma che fornisce risultati davvero straordinari. Il suo lavoro di ricerca e analisi ci ha permesso di individuare aree considerate “punti acustici aperti”, risolvendo così anche problemi ritenuti minori da qualcuno.

Allora non ci resta che attendere di poter salire a bordo delle vostre barche ai prossimi saloni?

Direi di sì, siamo ormai pronti e abbiamo tanta voglia di far vedere quello che siamo capaci di fare!

Visita il sito web di CNA Yachts.