Guida all'ormeggio

Autore Angelo Colombo
15/07/2021

L'ormeggio è una pratica con la quale ci dobbiamo confrontare dal primo giorno in cui prendiamo possesso della barca, spesso quella che preoccupa di più i neofiti, ma che presto si impara ad eseguire con serenità nonostante le diverse variabili da valutare. Ecco una pratica guida all’ormeggio, per sapere tutto su questa manovra.

Guida all'ormeggio

Linee guida base per l’ormeggio

Cosa rende la manovra di ormeggio ogni volta diversa anche se effettuata nello stesso posto barca o alla stessa boa? Le variabili sono soprattutto il vento, lo stato del mare e l’eventuale risacca in porto, le condizioni di carico della barca e anche l’approccio all’ormeggio dell’equipaggio, soprattutto alla fine di una rilassante giornata in mare. 

Ci sono poi delle costanti che, se tenute in mente in modo corretto, permetteranno di fronteggiare al meglio tutte le variabili. La prima in assoluto è conoscere bene la propria barca, come manovra in avanti e indietro, quanto è sensibile al vento laterale e se dispone di eliche di manovra. Segue la conoscenza del punto di ormeggio o almeno il maggior numero di informazioni possibili su di esso, che sia all’interno di un porto, una rada o un campo boe. Ciò aiuta a sapere com’è fatto il fondale, conoscerne la natura, l’esposizione al vento; e ancora, sapere quante barche avremo nei paraggi e che tipo di ormeggio si può realizzare.  Conoscere a fondo barca e luogo di ormeggio, quindi, è fondamentale.

Una volta raccolte queste informazioni, si deve organizzare la barca per affrontare la manovra, per cui dovremo preparare i parabordi, le cime necessarie più una o due da tenere pronte all’uso come spring. Se necessario, preparare anche il salpancora svincolandolo dalla sicura e accertandoci che la catena sia libera da impedimenti nel suo pozzo, controllando la frizione del barbotin per essere certi che non si sia allentata in navigazione con il rischio di non riuscire a frenare la discesa della catena. E’ fondamentale avere tutto preparato e chiaro, a cominciare dalle cime, per poi assicurarsi della presenza del mezzo marinaio a portata di mano per recuperare un gavitello, il corpo morto o una cima lanciata da terra, e procedere quindi all’avvicinamento al punto di ormeggio o ancoraggio.

ormeggio Quando ormeggiamo, è fondamentale conoscere al meglio la zona di attracco e le sue caratteristiche principali: tipo di fondale, intensità del vento e meteo dell’area.

Queste sono le linee guida base per l’ormeggio che bisogna sempre seguire prima di procedere all’approccio con l’ormeggio, perché arrivare in prossimità di una banchina, di una boa o di un gavitello non preparati può essere l’origine di tanti problemi. Inoltre, avere tutto in chiaro e pronto in coperta, contribuisce a un altro ingrediente fondamentale di questa manovra: la calma. Perdere la calma durante la manovra significa perdere il controllo di ciò che si andrà a fare, per questo il primo suggerimento è sempre quello di approcciare all’ormeggio con la massima serenità, a lento moto ma assicurandosi di avere il controllo del mezzo. Dare un colpo avanti o uno indietro per correggere la traiettoria, rallentare il moto, spingere la poppa da una parte sono operazioni normali, ma effetturale dando un’affondata di gas non lo è: significa che siamo in una situazione di emergenza o che abbiamo reagito in modo spropositato.

Tipi di ormeggio 

Premesso che, a prescindere dall’ormeggio, le azioni fondamentali sono raccogliere il maggior numero di informazioni sulla sua ubicazione e sulle sue caratteristiche, avere piena conoscenza della barca e del suo comportamento in manovra, aver preparato ogni cosa e che questa sia in chiaro in coperta per poter essere gestita nel migliore dei modi, andiamo ora a elencare i diversi tipi di ormeggio possibili. 

Partiamo dalla definizione di ormeggio, che in estrema sintesi significa assicurare ad un punto a terra la propria imbarcazione. Conoscere con estrema precisione il dove è fondamentale, ma non solo, perché dobbiamo chiederci anche per quanto tempo la nostra barca resterà ormeggiata in quel punto e in quali condizioni. Questo serve a realizzare un ormeggio che assicuri la nostra barca anche al mutare delle condizioni meteo in quel punto. Se prevediamo di stare in un determinato posto per poche ore basterà un bollettino meteo del giorno, ma se contiamo di lasciare la nostra barca in quella condizione di ormeggio per giorni, settimane o addirittura mesi, sarà il caso di pensare all’ormeggio basandosi anche sulle statistiche meteo dell’area.

I porti

Partiamo dalla condizione d’ormeggio più comune: quella all’interno dei porti. In questo caso possiamo sfruttare la presenza di corpi morti (catenarie e masse che assicurano la barca al fondo) utilizzandoli come punto di presa a prua o a poppa in funzione di come decideremo di ormeggiare. Oltre a ciò, abbiamo a disposizione le bitte a terra, che permettono di assicurare la nostra barca in diversi punti realizzando ormeggi capaci di garantire sicurezza anche in condizioni meteo avverse; non solo, molte marine hanno banchine dotate di protezioni morbide che scongiurano eventuali danni se si arriva un po’ lunghi insieme ai parabordi della barca. Solitamente le marine mettono a disposizione personale a terra pronto a prendere le cime in fase di avvicinamento per poi incappellarla sulla bitta a terra; sono gli stessi che spesso passano la trappa, l’elemento che permette di ormeggiare sul corpo morto.

L’ormeggio in porto, o meglio la manovra di ormeggio in porto, comincia già prima dell’imboccatura, quando prepariamo la barca e avvisiamo del nostro ingresso con il VHF, quindi dovremo avere i parabordi al loro posto con prevalenza su uno dei due lati qualora prevediamo di avere un’altra barca o una banchina solo su un lato e le cime in ordine. A questo punto dobbiamo sapere com’è esposto il nostro posto barca, perché in funzione delle condizioni meteo possiamo anche decidere che è più conveniente ormeggiare di prua anziché effettuare la manovra in poppa, per esempio, con una barca a vela con un solo motore e un’elica solitamente poco efficiente in retromarcia. Come detto in precedenza, facciamo i conti con lo spazio disponibile, il vento e il suo impatto sul nostro posto barca: se arriverà laterale dovremo tenerne conto, ma anche se è in asse con il nostro posto barca, perché quando gireremo su noi stessi per portare la poppa in banchina contribuirà inevitabilmente a farci scarrocciare. 

Tutte queste manovre devono essere eseguite a lento moto ma con l’abbrivio utile ad avere il controllo del mezzo, fermo restando che una barca con due motori ed elica di manovra a prua sarà chiaramente in condizioni di manovrare senza troppe difficoltà. Barche che per loro natura manovrano meno bene, come per esempio quelle monomotore e un po’ pesanti, si “aiutano” sfruttando delle cime per il tonneggio: si lanciano delle cime in banchina e si usano, con winch o a mano in funzione del peso della barca e del vento, per aiutare l’ingresso nel posto barca o l’avvicinamento alla banchina qualora si scelga di ormeggiare all’inglese (con la murata in banchina). Queste cime si usano anche per scongiurare lo scarroccio laterale in avvicinamento quando il vento è molto forte e poi, a fine ormeggio, possono essere usate come spring. 

Lo spring è una manovra in aggiunta alle cime di poppa e prua con la doppia funzione di limitare gli spostamenti laterali dello scafo all’ormeggio per effetto del vento e della risacca e di fornire supporto alle cime di poppa o prua sottoposte a lavori a strappo. In pratica, contribuiscono in modo importante a mantenere la barca nella posizione desiderata assorbendo parte del carico cui sono sottoposte le cime di poppa e prua. Possono essere poste da una bitta a terra a poppavia a quella centrale di bordo, o da una bitta a terra a pruavia alla bitta di poppa di bordo, questo dipende dal livello di esperienza. Gli ormeggi incrociati si utilizzano anche a poppa, quando le condizioni del vento sono tali da richiedere un sostegno ai normali ormeggi, si raddoppiano quelli di poppa incrociandoli permettendo di limitare lo scarroccio laterale per azione del vento che tende a mantenere la cima sottovento in bando e quello sopravvento in tensione eccessiva.

nodo-ormeggio La manovra di ormeggio comincia quando ci avviciniamo con la barca ed avvisiamo del nostro ingresso in marina; occorre che tutto sia preparato per evitare inconvenienti e non cadere nel panico.

Ipotizziamo ora di avvicinarci con la poppa all’ormeggio. A terra abbiamo una persona che ci aiuterà a recuperare la trappa e, soprattutto, incappellerà la nostra prima cima di ormeggio che sarà sempre quella sopravvento. Successivamente si deve passare la cima sottovento e, dopo aver dato volta sulle bitte alle due cime, prendere la trappa ed assicurarla a prua. A questo punto siamo fermi in banchina: solo ora possiamo spegnere il motore quando siamo certi che non avremo più bisogno della sua azione per scongiurare un avvicinamento involontario in banchina. Dopo aver fatto ciò, prendiamo visione delle previsioni per il giorno successivo se intendiamo uscire in mare di nuovo, adeguiamo i nostri ormeggi, sciacquiamo tutto e possiamo dormire sonni tranquilli. 

L’ancoraggio

Dopo aver scelto la tua ancora in base alle caratteristiche della tua barca e delle zone che maggiormente frequenti, oltre che della dotazione di bordo come bitte e salpancora, è il momento di prepararti per l’ancoraggio. 

Per quanto riguarda la scelta della catena, questa deve essere opportunamente dimensionata per le esigenze di tipo meccanico che è chiamata a svolgere, quindi ancora una volta il peso della barca, la sua lunghezza e la sede in cui sarà chiamata a operare sul nostro salpancora saranno fattori decisivi. Si usano anche collegamenti misti catena-cima, una soluzione che affida alle doti di elasticità tipiche dei cavi di nylon la funzione di smorzare eventuali strappi, ma che per usi intensi porta con sé il rischio di cedimento per sfregamento. 

Consideriamo una linea di sola catena, sapendo che si può anche fare mista. Il vantaggio della catena è di essere meno sensibile alle correnti anche forti, oltre ad agevolare per effetto del suo peso la discesa dell’ancora. Ce ne sono di diverso tipo in commercio, da quelle antigroviglio marchiate G3 su ogni maglia alle BBB realizzate con maglie più piccole e un materiale molto resistente, passando per le Hi-Test, robuste e abbastanza leggere. Il mercato offre ampia scelta anche in quest’ambito dove si pensa semplicemente che una catena sia solo una catena, ma in realtà non è così. 

Caso pratico di ancoraggio

Tornando all’ancoraggio, vi mostriamo ora un caso pratico con complicazioni ed i consigli per risolverle.

Scelta della zona

Come abbiamo visto, prima di tutto dobbiamo scegliere la zona dove daremo fondo all’ancora per goderci un po’ di relax a barca ferma, facendo attenzione a cercare un’area dal fondale piatto e adatto al tipo di ancora che abbiamo a bordo, come ad esempio un fondo privo di vegetazione. Evitiamo le zone dove sono segnalate forti correnti o punti troppo esposti e valutiamo per bene il ridosso offerto dal tratto di costa in relazione alle condizioni meteo attuali e quelle previste per il periodo del nostro stop. 

Risalita e catena 

A questo punto risaliamo sopravvento di circa 7 volte il fondale rispetto alla posizione dove vogliamo sostare e diamo fondo lasciando scendere l’ancora mentre siamo fermi. Se il vento dovesse essere scarso quando l’ancora ha raggiunto il fondo possiamo dare un colpo di macchine indietro per permetterle di agganciarsi al fondale; successivamente diamo catena per circa 3x (?) e aspettiamo che la barca si metta a vento. Proseguiamo a dare catena lentamente per un minimo di 6x. Durante questa operazione assicuriamoci che la barca non continui a scarrocciare per effetto del vento e, se la nostra ancora non ara, spegniamo le macchine e spostiamoci a prua. 

Verifica della posizione 

Quando siamo certi che l’ancora non ha fatto testa mantenendo salda la presa sul fondo, dobbiamo verificare i punti di riferimento a terra e annotarli, perché il loro posizionamento relativo ci dirà se stiamo arando o meno nelle ore successive; per farlo possiamo utilizzare la bussola di riferimento annotando ora, vento e posizione e memorizzarli sul plotter cartografico o su carta. Se le condizioni sono particolarmente tranquille questa operazione può essere eseguita ogni ora o ogni mezz’ora. Qualora le condizioni dovessero cambiare con incrementi di vento importanti, è meglio organizzare le guardie con altri componenti dell’equipaggio.

ormeggio barca L’ancoraggio non riguarda solo l’operazione di avvicinamento alla banchina. Ci sono una serie di norme da seguire per prepararsi al meglio e monitorare la barca una volta ormeggiata.

Post ancoraggio

Una volta ultimata la manovra, ricordiamoci di collegare con uno stroppio la parte terminale della catena con un bitta, così facendo si ammortizzeranno eventuali colpi o strappi che in caso contrario graverebbero sul nostro salpancora. Non farlo comporta un rischio, infatti i colpi ripetuti potrebbero allentare la frizione facendo calare improvvisamente tutta la catena; non solo, il nostro stroppio diventerebbe il punto di tenuta mantenendo la barca in posizione.

Sull’ormeggio in genere ci sarebbe molto altro da dire approfondendo ogni singola situazione o complicazione, perché come abbiamo visto ci sono un bel numero di variabili che concorrono a fare di ogni manovra una storia a sé. Ciò nonostante, se abbiamo compreso che un’efficiente organizzazione delle manovre a bordo e l’ordine in coperta aiutano, saremo già a buon punto se conosciamo a fondo il luogo di ormeggio. Naturalmente la raffica imprevista, la trappa pericolosamente in prossimità dell’elica o un ospite inatteso in banchina possono sempre disturbare la nostra organizzazione e richiedere un intervento rapido, ma farlo con tutto il resto in ordine è sicuramente più facile e offre garanzie di risultato differenti. 

Una sola raccomandazione, sebbene soprattutto con condizioni meteo avverse l’adrenalina aumenti, non agitatevi/sinonimo/urlate, fate in modo di aver già predisposto ogni cosa e comunicate in modo deciso, ma con calma. A volte nei porti si sente urlare ma non serve, il nostro interlocutore ha bisogno di un segnale di avviso, non di un impulso ad agitarsi, bisogna darglielo per tempo invitandolo a prenderne coscienza anche con segni di mani e braccia, ma sempre in anticipo. 

Maggiori informazioni: Tipi di ancore