Guida all'ormeggio

Autore Angelo Colombo
30/04/2020

La manovra di ormeggio è quella con la quale ci dobbiamo confrontare dal primo giorno in cui prendiamo possesso della barca, spesso quella che preoccupa di più i neofiti ma che presto tutti impariamo ad eseguire con serenità nonostante le diverse variabili da valutare. Ecco una pratica guida per sapere tutto sugli ormeggi.

guida ormeggio

Linee guida base per l’ormeggio

Cosa rende la manovra di ormeggio ogni volta diversa anche se effettuata nello stesso posto barca o alla stessa boa? Le variabili sono soprattutto il vento, lo stato del mare e l’eventuale risacca in porto, le condizioni di carico della barca e anche l’approccio all’ormeggio dell’equipaggio, soprattutto alla fine di una rilassante giornata in mare. 

Ci sono poi delle costanti che, se tenute in mente in modo corretto, permetteranno di fronteggiare al meglio tutte le variabili. La prima in assoluto è conoscere bene la propria barca, come manovra in avanti e indietro, quanto è sensibile al vento laterale e se dispone di eliche di manovra. Segue la conoscenza del punto di ormeggio o almeno il maggior numero di informazioni possibili su di esso, che sia all’interno di un porto, una rada o un campo boe. Ciò aiuta a sapere com’è fatto il fondale, conoscerne la natura, l’esposizione al vento; e ancora, sapere quante barche avremo nei paraggi e che tipo di ormeggio si può realizzare.  Conoscere a fondo barca e luogo di ormeggio, quindi, è fondamentale.

Una volta raccolte queste informazioni, si deve organizzare la barca per affrontare la manovra, per cui dovremo preparare i parabordi, le cime necessarie più una o due da tenere pronte all’uso come spring. Se necessario, preparare anche il salpancora svincolandolo dalla sicura e accertandoci che la catena sia libera da impedimenti nel suo pozzo, controllando la frizione del barbotin per essere certi che non si sia allentata in navigazione con il rischio di non riuscire a frenare la discesa della catena. E’ fondamentale avere tutto preparato e chiaro, a cominciare dalle cime, per poi assicurarci della presenza del mezzo marinaio a portata di mano per recuperare un gavitello o il corpo morto o una cima lanciata da terra, e procedere quindi all’avvicinamento al punto di ormeggio o ancoraggio. 

ormeggio Quando ormeggiamo, è fondamentale conoscere al meglio la zona di attracco e le sue caratteristiche principali: tipo di fondale, intensità del vento e meteo dell’area.

Queste sono le linee guida base che bisogna sempre seguire prima di procedere all’approccio con l’ormeggio, perché arrivare in prossimità di una banchina o di una boa o gavitello non preparati può essere l’origine di tanti problemi. Inoltre, avere tutto in chiaro e pronto in coperta, contribuisce a un altro ingrediente fondamentale di questa manovra: la calma. Perdere la calma durante la manovra significa perdere il controllo di ciò che si andrà a fare, per questo il primo suggerimento è sempre quello di approcciare all’ormeggio con la massima serenità, a lento moto ma assicurandosi di avere il controllo del mezzo. Dare un colpo avanti o uno indietro per correggere la traiettoria, rallentare il moto, spingere la poppa da una parte sono operazioni normali, effetturale dando un’affondata di gas no, vuol dire che siamo in una situazione di emergenza o che abbiamo reagito in modo spropositato. 

Tipi di ormeggio 

Premesso che, a prescindere dall’ormeggio, le cose fondamentali sono raccogliere il maggior numero di informazioni sulla sua ubicazione e sulle sue caratteristiche, avere piena conoscenza della barca e del suo comportamento in manovra, aver preparato ogni cosa e che questa sia in chiaro in coperta per poter essere gestita nel migliore dei modi, andiamo ora a elencare i diversi tipi di ormeggio possibili. 

Partiamo dalla definizione di ormeggio, che in estrema sintesi significa assicurare ad un punto a terra la propria imbarcazione. Conoscere con estrema precisione il dove è fondamentale, ma non solo, perché dobbiamo chiederci anche per quanto tempo la nostra barca resterà ormeggiata in quel punto e in quali condizioni. Questo serve a realizzare un ormeggio che assicuri la nostra barca anche al mutare delle condizioni meteo in quel punto. Se prevediamo di stare in un determinato posto per poche ore basterà un bollettino meteo del giorno, ma se contiamo di lasciare la nostra barca in quella condizione di ormeggio per giorni, settimane o addirittura mesi, sarà il caso di pensare all’ormeggio basandosi anche sulle statistiche meteo dell’area. 

I porti

Partiamo dalla condizione d’ormeggio più comune: quella all’interno dei porti. In questo caso possiamo sfruttare la presenza di corpi morti (catenarie e masse che assicurano la barca al fondo) utilizzandoli come punto di presa a prua o a poppa in funzione di come decideremo di ormeggiare. Oltre a ciò, abbiamo a disposizione le bitte a terra, che permettono di assicurare la nostra barca in diversi punti realizzando ormeggi capaci di garantire sicurezza anche in condizioni meteo avverse; non solo, molte marine hanno banchine dotate di protezioni morbide che scongiurano eventuali danni se si arriva un po’ lunghi insieme ai parabordi della barca. Solitamente le marine mettono a disposizione personale a terra pronto a prendere le cime in fase di avvicinamento per poi incappellarla sulla bitta a terra, sono gli stessi che spesso passano la trappa, l’elemento che permette di ormeggiare sul corpo morto.

L’ormeggio in porto, o meglio la manovra di ormeggio in porto, comincia già prima dell’imboccatura, quando prepariamo la barca e avvisiamo del nostro ingresso con il VHF, quindi dovremo avere i parabordi al loro posto con prevalenza su uno dei due lati qualora prevediamo di avere un’altra barca o una banchina solo su un lato e le cime in ordine. A questo punto dobbiamo sapere com’è esposto il nostro posto barca, perché in funzione delle condizioni meteo possiamo anche decidere che è più conveniente ormeggiare di prua anziché effettuare la manovra in poppa, per esempio, con una barca a vela con un solo motore e un’elica solitamente poco efficiente in retromarcia. Come detto in precedenza, facciamo i conti con lo spazio disponibile, il vento e il suo impatto sul nostro posto barca: se arriverà laterale dovremo tenerne conto, ma anche se è in asse con il nostro posto barca, perché quando gireremo su noi stessi per portare la poppa in banchina contribuirà inevitabilmente a farci scarrocciare. 

Tutte queste manovre devono essere eseguite a lento moto ma con l’abbrivio utile ad avere il controllo del mezzo, fermo restando che una barca con due motori ed elica di manovra a prua sarà chiaramente in condizioni di manovrare senza troppe difficoltà. Barche che per loro natura manovrano meno bene, come per esempio quelle monomotore e un po’ pesanti, si “aiutano” sfruttando delle cime per il tonneggio: si lanciano delle cime in banchina e si usano, con winch o a mano in funzione del peso della barca e del vento, per aiutare l’ingresso nel posto barca o l’avvicinamento alla banchina qualora si scelga di ormeggiare all’inglese (con la murata in banchina). Queste cime si usano anche per scongiurare lo scarroccio laterale in avvicinamento quando il vento è molto forte e poi, a fine ormeggio, possono essere usate come spring. 

Lo spring è una manovra in aggiunta alle cime di poppa e prua con la doppia funzione di limitare gli spostamenti laterali dello scafo all’ormeggio per effetto del vento e della risacca e di fornire supporto alle cime di poppa o prua sottoposte a lavori a strappo. In pratica, contribuiscono in modo importante a mantenere la barca nella posizione desiderata assorbendo parte del carico cui sono sottoposte le cime di poppa e prua. Possono essere poste da una bitta a terra a poppavia a quella centrale di bordo, o da una bitta a terra a pruavia alla bitta di poppa di bordo, questo dipende dal livello di esperienza. Gli ormeggi incrociati si utilizzano anche a poppa, quando le condizioni del vento sono tali da richiedere un sostegno ai normali ormeggi, si raddoppiano quelli di poppa incrociandoli permettendo di limitare lo scarroccio laterale per azione del vento che tende a mantenere la cima sottovento in bando e quello sopravvento in tensione eccessiva. 

nodo-ormeggio La manovra di ormeggio comincia quando ci avviciniamo con la barca ed avvisiamo del nostro ingresso in marina; occorre che tutto sia preparato per evitare inconvenienti e non cadere nel panico.

Ipotizziamo ora di avvicinarci con la poppa all’ormeggio. A terra abbiamo una persona che ci aiuterà a recuperare la trappa e, soprattutto, incappellerà la nostra prima cima di ormeggio che sarà sempre quella sopravvento. Successivamente si deve passare la cima sottovento e, dopo aver dato volta sulle bitte alle due cime, prendere la trappa ed assicurarla a prua. A questo punto siamo fermi in banchina: solo ora possiamo spegnere il motore quando siamo certi che non avremo più bisogno della sua azione per scongiurare un avvicinamento involontario in banchina. Dopo aver fatto ciò, prendiamo visione delle previsioni per il giorno successivo se intendiamo uscire in mare di nuovo, adeguiamo i nostri ormeggi, sciacquiamo tutto e possiamo dormire sonni tranquilli. 

Gli ancoraggi 

Le barche vengono utilizzate per le attività più svariate, che vanno dalla scoperta di tratti di costa sconosciuti all’andare all’ancora tutto il giorno per fare il bagno e rilassarsi sotto il sole, fino alla crociera vera e propria che non esclude l’ancoraggio in rada per la notte. Tutto questo, che sia per poche ore o per più giorni, possiamo farlo solo grazie alle ancore di cui disponiamo, in aggiunta alla preziosa catena e al verricello salpancora, altrettanto prezioso soprattutto quando la nostra è una barca pesante. 

Esistono diversi tipi di ancore, alcune sono più indicate per fondali sabbiosi, altre per quelli rocciosi, altre ancora sono efficaci nella maggior parte dei casi. Alcuni diportisti ritengono l’uso della catena superfluo e affidano il loro ormeggio esclusivamente al cavo tessile, il che può avere senso su barche piccole e leggere che non devono sopportare normalmente venti forti, altrimenti, la catena diventa un elemento fondamentale e la sua lunghezza, la sua sezione e il suo peso lo sono altrettanto. La sua funzione, è quella di ammortizzatore delle inerzie dello scafo verso l’ancora, scaricandola da buona parte del lavoro e causando così meno strappi. 

Come si ottiene questo risultato oltre la presenza della stessa catena? Mettendo in acqua la giusta quantità di catena, che dipende dal tipo e dal peso della barca, dal fondale, dal vento e dalla nostra fiducia sull’ancora che abbiamo scelto. Ci sono tante teorie in merito, ma ognuno di noi con l’esperienza impara a metterle in pratica in base alla propria barca e al suo comportamento, ma di massima, se abbiamo un fondale di 10 m e vogliamo dormire sonni tranquilli all’ancora, dare 60 m di catena di sicuro ci aiuta. 6:1 è un rapporto che alcuni trovano eccessivo e altri sostengono che non dovrebbe andare sotto l’8:1. In generale siamo d’accordo con l’8:1 ma con previsioni meteo tranquille; il 6:1 è più che sufficiente e può limitare un po’ la ruota, ossia il movimento che la nostra barca farà seguendo il vento intorno all’ancora.

ancore Esistono diversi tipi di ancore, alcune sono più indicate per fondali sabbiosi e altre per quelli rocciosi.

Questo non significa che dato fondo possiamo andare a dormire tranquillamente, perché se l’ormeggio ha tenuto per tre ore non è detto che non possa cominciare ad arare per motivi a noi sconosciuti, per esempio se l’ancora finisce in prossimità di un banco di posidonia e girando per effetto del vento le sue marre si scoprono perdendo presa. Possiamo impostare il nostro GPS per segnalare acusticamente uno spostamenti di pochi metri utilizzando applicazioni specifiche, me è sempre meglio verificare con i punti a terra e con il GPS se le condizioni meteo sono impegnative nelle ore successive per pianificare il tutto al meglio. 

Ricordiamoci che il passaggio di un peschereccio, di un’altra barca da diporto o di una grossa nave a qualche miglio di distanza può provocare effetti di scarroccio anche in direzione opposta a quella di rotazione del vento. Controllare con frequenza di mezz’ora o al massimo di un’ora il nostro ormeggio, significa anche scongiurare di finire su un altro ormeggio per effetto dello scarroccio o peggio, su una barca vicina. Soprattutto d’estate le rade difficilmente sono deserte, questo significa che dobbiamo scegliere il nostro punto d’ancoraggio con attenzione, tenendo conto della ruota che la nostra barca compirà sull’ancora ed evitando di portarla verso situazioni critiche che potrebbero richiedere di eseguire daccapo la manovra, magari in piena notte. 

Quali tipi di ancore usare?

Facciamo ora una panoramica sulle ancore: ci soffermeremo su quelle più comunemente utilizzate nel diporto moderno, ma è bene guardare anche a quelle meno comuni per conoscerne le caratteristiche.

Gli elementi principali di un’ancora sono: la cicala, alla quale assicureremo la catena; il ceppo che ha la funzione di tenere l’ancora sul fondo nella giusta posizione; il fuso; il diamante, che è il punto di raccordo tra il fuso e le marre; l’unghia che è la parte all’estremità della marra e infine la patta, ossia la parte interna dell’estremità della marra.

Ancora Ammiragliato

L’ancora che più di altre è ormai fissata nell’immaginario collettivo, quella che tendiamo a considerare classica, è la così detta “Ammiragliato”. Sebbene scarsamente utilizzata in ambito di diporto per ragioni legate principalmente al suo ingombro e al suo peso, in realtà è un’ottima ancora su qualsiasi tipo di fondale, anche quando è presente parecchia vegetazione. Uno degli inconvenienti più comuni di questo tipo di ancora riguarda la possibilità che la catena si imbrogli sul ceppo o sulle marre, circostanza che richiede di rifare la manovra in quanto non permette all’ancora di svolgere la sua funzione sul fondo. Questa operazione può essere realizzata con il salpancora, ma se non lo abbiamo a bordo dovremo usare la forza delle nostre braccia, operazione che risulta scomoda. Molto spesso si tiene una seconda ancora di questo tipo a bordo per le situazioni di emergenza e viene infatti chiamata ancora di speranza: serve il giusto spazio a bordo per stivarla nonostante il ceppo sia concepito per trovare posizione parallelamente al fuso. 

ancora-ammirigliato Ancora Ammiragliato: sono ben visibili cicala, ceppo, fuso, unghia e patta.

Ancora CQR e Delta

L’ancora CQR, chiamata anche a vomere o ad aratro, è particolarmente diffusa per le sue qualità che la fanno spesso operare come ancora primaria. Non a caso l’acronimo CQR è l’abbreviazione del termine anglosassone “secure”. Il suo ingombro è abbastanza contenuto e la sua tenuta molto buona con fondo sabbioso o di ciottoli e fango. Quest’ancora fu concepita per gli idrovolanti, quindi una delle sue caratteristiche è di essere relativamente leggera. Per fare un esempio concreto, a parità di tenuta ha un peso mediamente prossimo alla metà di quello di un’ancora Ammiragliato. Un altro vantaggio offerto da quest’ancora è che se ara, ossia perde la presa sul fondo, la sua particolare forma spesso le permette di fare nuovamente presa sul fondo, cosa che non avviene per esempio con l’ancora successiva, la Danforth. Un inconveniente tipico di questo tipo di ancore è che a causa del peso ridotto su fondali nei quali è presente una fitta vegetazione, difficilmente riescono a fare presa, in quanto non affondano a sufficienza. Uno sviluppo di questa ancora, sebbene concettualmente sia identica, è la Delta, la più comune sui musoni delle nostre barche in quanto ha la capacità di posizionarsi in modo automatico nella giusta posizione in fase di risalita per essere ospitata a bordo. 

Ancore CQR e Delta CQR e Delta sembrano praticamente uguali, ma quest'ultima ha la capacità di posizionarsi in modo automatico nella giusta posizione in fase di risalita.

Ancora Danforth

Si tratta di una delle ancore più diffuse al mondo e le ragioni sono da ricercare nella sua forma particolare, con marre mobili e di grandi dimensioni. La Danforth è ottima su fondo sabbioso e fangoso, motivo per cui è la preferita di coloro che frequentano aree con fondali di questo tipo. Inoltre, la sua particolare forma e le marre mobili la fanno essere facilmente stivabile. I suoi punti deboli sono la presa su fondali con fitta vegetazione e rocciosi, soprattutto su questi ultimi la sua tenuta è davvero scarsa. Un’ottima seconda ancora da tenere in un gavone in alternativa alla CQR o Delta, che richiede un minimo di manutenzione nella parte del diamante snodato, perché se questo non è libero il suo funzionamento ne risulta particolarmente limitato. 

Ancora Hall

Anche in questo caso parliamo di un’ancora con marre snodate; diversamente dalla Danforth, la Hall, ha le marre più tozze e spesse. E’ un’ancora che si comporta bene su qualsiasi tipo di fondale grazie al suo peso relativo abbastanza elevato e questo la fa essere una delle ancore preferite per uso primario su navi e su grandi yacht. Il vantaggio è che non presenta spigoli vivi perché ogni elemento è arrotondato e il suo peso relativo elevato ne riduce le dimensioni: per questo anche a bordo di battelli più piccoli come gommoni, open e barche da pesca, è spesso scelta come soluzione, sebbene la sua presa su fondi con molta vegetazione, ciottoli o ghiaia non sia molto efficace. 

ancoreee-2 L'ancora Danforth, ottima per i fondali sabbiosi e legnosi, e l'ancora Hall, scelta ideale per mezzi meno voluminosi come gommoni, open e barche da pesca.

Ancora Bruce

L’ancora Bruce è apparsa nei primi anni ’70 ed è stata subito apprezzata per le sue doti di presa su fondali anche molto diversi, grazie alla sua capacità di affondare rapidamente nella sabbia o nel fango garantendo anche una buona presa su fondali rocciosi o di altro tipo. Ha un’unica marra fissa a forma di unghia e due estremità rialzate ad ali di farfalla. A parità di peso rispetto una CQR o una Danforth è più compatta, ma il suo stivaggio non è reso semplice dalla sua forma, a meno di ospitarla sul musone di prua. Essendo un’ancora prodotta su brevetto di proprietà di Peter Bruce il suo costo non è modesto rispetto alle altre, ma le sue caratteristiche la rendono una delle preferite a bordo di yacht a motore. 

Ancora Grappino

Il Grappino è un ancorotto a marre richiudibili, o a marre fisse a seconda della versione. Quello a marre richiudibili è il classico “ombrello” che di solito si usa sul tender o su piccole barche perché, grazie alla sua forma priva di parti appuntite e ridotta quando chiuso, è facilmente stivabile. Non vanta una grande tenuta e per questo non si usa mai come ancora di posta, ma offre il vantaggio di riuscire a infilarsi negli anfratti dei fondali rocciosi garantendo una discreta presa. 

ancoreee-4 L'ancora Bruce si adatta alla perfezione a fondali rocciosi, fangosi e sabbiosi, mentre l'ancora grappino è utilizzata su tender e piccole barche su tender e piccole barche.

L’ancoraggio

Dopo aver scelto la tua ancora in base alle caratteristiche della tua barca e delle zone che maggiormente frequenti, oltre che della dotazione di bordo come bitte e salpancora, è il momento di prepararti per l’ancoraggio. 

Per quanto riguarda la scelta della catena, questa deve essere opportunamente dimensionata per le esigenze di tipo meccanico che è chiamata a svolgere, quindi ancora una volta il peso della barca, la sua lunghezza e la sede in cui sarà chiamata a operare sul nostro salpancora saranno fattori decisivi. Si usano anche collegamenti misti catena-cima, una soluzione che affida alle doti di elasticità tipiche dei cavi di nylon la funzione di smorzare eventuali strappi, ma che per usi intensi porta con sé il rischio di cedimento per sfregamento. 

Consideriamo una linea di sola catena, sapendo che si può anche fare mista. Il vantaggio della catena è di essere meno sensibile alle correnti anche forti, oltre ad agevolare per effetto del suo peso la discesa dell’ancora. Ce ne sono di diverso tipo in commercio, da quelle antigroviglio marchiate G3 su ogni maglia alle BBB realizzate con maglie più piccole e un materiale molto resistente, passando per le Hi-Test, robuste e abbastanza leggere. Il mercato offre ampia scelta anche in quest’ambito dove si pensa semplicemente che una catena sia solo una catena, ma in realtà non è così. 

Caso pratico di ancoraggio

Tornando all’ancoraggio, vi mostriamo ora un caso pratico con complicazioni ed i consigli per risolverle.

Scelta della zona

Come abbiamo visto, prima di tutto dobbiamo scegliere la zona dove daremo fondo all’ancora per goderci un po’ di relax a barca ferma, facendo attenzione a cercare un’area dal fondale piatto e adatto al tipo di ancora che abbiamo a bordo, come ad esempio un fondo privo di vegetazione. Evitiamo le zone dove sono segnalate forti correnti o punti troppo esposti e valutiamo per bene il ridosso offerto dal tratto di costa in relazione alle condizioni meteo attuali e quelle previste per il periodo del nostro stop. 

Risalita e catena 

A questo punto risaliamo sopravvento di circa 7 volte il fondale rispetto alla posizione dove vogliamo sostare e diamo fondo lasciando scendere l’ancora mentre siamo fermi. Se il vento dovesse essere scarso quando l’ancora ha raggiunto il fondo possiamo dare un colpo di macchine indietro per permetterle di agganciarsi al fondale; successivamente diamo catena per circa 3x (?) e aspettiamo che la barca si metta a vento. Proseguiamo a dare catena lentamente per un minimo di 6x. Durante questa operazione assicuriamoci che la barca non continui a scarrocciare per effetto del vento e, se la nostra ancora non ara, spegniamo le macchine e spostiamoci a prua. 

Verifica della posizione 

Quando siamo certi che l’ancora non ha fatto testa mantenendo salda la presa sul fondo, dobbiamo verificare i punti di riferimento a terra e annotarli, perché il loro posizionamento relativo ci dirà se stiamo arando o meno nelle ore successive; per farlo possiamo utilizzare la bussola di riferimento annotando ora, vento e posizione e memorizzarli sul plotter cartografico o su carta. Se le condizioni sono particolarmente tranquille questa operazione può essere eseguita ogni ora o ogni mezz’ora. Qualora le condizioni dovessero cambiare con incrementi di vento importanti, è meglio organizzare le guardie con altri componenti dell’equipaggio.

ormeggio barca L’ancoraggio non riguarda solo l’operazione di avvicinamento alla banchina. Ci sono una serie di norme da seguire per prepararsi al meglio e monitorare la barca una volta ormeggiata.

Post ancoraggio

Una volta ultimata la manovra, ricordiamoci di collegare con uno stroppio la parte terminale della catena con un bitta, così facendo si ammortizzeranno eventuali colpi o strappi che in caso contrario graverebbero sul nostro salpancora. Non farlo comporta un rischio, infatti i colpi ripetuti potrebbero allentare la frizione facendo calare improvvisamente tutta la catena; non solo, il nostro stroppio diventerebbe il punto di tenuta mantenendo la barca in posizione.

Sull’ormeggio in genere ci sarebbe molto altro da dire approfondendo ogni singola situazione o complicazione, perché come abbiamo visto ci sono un bel numero di variabili che concorrono a fare di ogni manovra una storia a sé. Ciò nonostante, se abbiamo compreso che un’efficiente organizzazione delle manovre a bordo e l’ordine in coperta aiutano, saremo già a buon punto se conosciamo a fondo il luogo di ormeggio. Naturalmente la raffica imprevista, la trappa pericolosamente in prossimità dell’elica o un ospite inatteso in banchina possono sempre disturbare la nostra organizzazione e richiedere un intervento rapido, ma farlo con tutto il resto in ordine è sicuramente più facile e offre garanzie di risultato differenti. 

Una sola raccomandazione, sebbene soprattutto con condizioni meteo avverse l’adrenalina aumenti, non agitatevi/sinonimo/urlate, fate in modo di aver già predisposto ogni cosa e comunicate in modo deciso, ma con calma. A volte nei porti si sente urlare ma non serve, il nostro interlocutore ha bisogno di un segnale di avviso, non di un impulso ad agitarsi, bisogna darglielo per tempo invitandolo a prenderne coscienza anche con segni di mani e braccia, ma sempre in anticipo.