Nautica e coronavirus: cosa si può fare in barca nella fase 2

Autore Angelo Colombo
29/05/2020

Tra polemiche e speranze, gli italiani possono finalmente tornare a navigare con l’avvio della fase 2-bis da lunedì 18 maggio. Vediamo in dettaglio le linee guida e le misure da adottare per riprendere l’attività nautica senza preoccupazioni.

coronavirus

Che la lingua italiana sia particolarmente ricca di vocaboli e di una grammatica complessa lo sappiamo da quando abbiamo cominciato a leggere e scrivere. Questo produce una varietà di sfumature del linguaggio che inevitabilmente richiedono sapienza per una gestione accorta dei messaggi che si intende trasmettere.

Cosa c’entra con il tornare a navigare sulla scia dell’esperienza che il COVID19 ha costretto tutti noi a vivere? Nel caso italiano c’entra eccome, perché per avere un quadro più o meno chiaro abbiamo dovuto aspettare domenica 17 maggio, giorno precedente all’avvio della fase 2-bis, per alcuni punti ancora in via di definizione soprattutto nel rapporto tra Regioni e governo centrale e poi per quanto riguarda alcune specifiche realtà produttive del settore.

Dalla sospensione alla ripresa graduale delle attività

Gli accorgimenti e le misure adottate per prevenire la diffusione del virus in ambito nautico e marino sono iniziate a marzo: spiagge chiuse e spostamenti in mare vietate con l’eccezione di chi lavora in barca e dei pescatori professionisti. Queste misure sono rimaste in vigore anche per il successivo mese di aprile, per poi subire un allentamento. A maggio il governo ha dato il via ad una nuova fase basata sulla responsabilità dei singoli cittadini, con l’obbiettivo di favorire la riapertura delle attività di base: dal 4 maggio la vela può essere praticata in modo individuale e sono permesse le uscite in barca con componenti dello stesso nucleo famigliare. La cantieristica, invece, riapre per finalizzare le barche in consegna.

barca foce La nautica da diporto è pronta a ripartire per offrire servizi, prodotti e assistenza, un primo passo verso il ritorno alla normalità.

Fin dall’inizio della comparsa del COVID-19 nel nostro paese è stato detto tutto e il contrario di tutto, da voci più o meno autorevoli e competenti, con il risultato che siamo stati spaventati più dal non aver compreso bene la portata del fenomeno che non dai suoi reali e potenziali effetti. Tutti però, oggi, comprendiamo che una gestione della comunicazione confusa, poco chiara e contraddittoria talvolta ha prodotto come risultato un fermo di tutte le attività produttive che si tradurrà presto in un’emergenza economico-finanziaria.

Per quanto riguarda la nautica da diporto è tutto perso? Per fortuna no, noi appassionati che sogniamo il mare la notte e attendiamo con ansia il momento del nostro ritrovato contatto con l’elemento naturale possiamo ripartire con le dovute cautele, perché ci sono tante piccole aziende del settore pronte a ripartire per offrire servizi, prodotti e assistenza.

Cosa si potrà fare con la barca?

Dopo diversi giorni di incertezza, in cui le linee guida non erano considerate definitive e non c’era chiarezza su quando (e con chi) avremmo potuto rimettere piede a bordo delle nostre barche, restava il dubbio se le aziende che offrono servizi tecnici e di assistenza potessero ripartire, perché ancora imbrigliate con una norma che le avrebbe rese responsabili di eventuali contagi degli addetti.

Oggi abbiamo qualche punto fermo in più per poter capire cosa si potrà fare con la barca. La prima cosa che balza all’attenzione dell’analisi del decreto è che persiste l’impossibilità dei trasferimenti da una regione all’altra. Vale a dire che se vivo a Roma e ho la barca all’Argentario, dunque in Toscana, non posso raggiungerla se non per comprovati motivi di necessità legati alla sicurezza. Posto questo limite, che per molti è ampiamente superabile ma per molti altri no - basti pensare a tutti quelli che vivono in province al limite tra una regione e l’altra che magari tengono la barca a 20km da casa dalla parte ‘sbagliata’ - , analizziamo pertanto cosa prevede il Decreto Legge (decreto-dpcm-16-18-maggio) che definisce la linee di comportamento da adottare da lunedì 18 maggio 2020.

rimessaggio-per-covid Da lunedì 18 maggio cessa la limitazione alla navigazione da diporto che aveva costretto a tenere le barche nei capannoni o in banchina.

Innanzitutto osserviamo una scelta comunicativa indubbiamente chiara e necessaria. Infatti, si dice in modo inequivocabile che cessano tutte le misure limitative all’interno del territorio regionale riferite agli articoli 2 e 3 del D.l. n. 19 del 25 marzo 2020. Tra queste rientrava anche la limitazione alla navigazione da diporto che ha costretto tutti a tenere le barche nei capannoni o in banchina. Dobbiamo però prestare attenzione al perché permane la limitazione di trasferimento da una regione all’altra; quindi, se vogliamo raggiungere per esempio una destinazione vicina ma all’interno di un’altra regione, non possiamo farlo.

Si potrebbe obbiettare che il Presidente della Repubblica ha firmato il Decreto di Legge il giorno 16 maggio, due giorni prima del DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) che stabilisce le nuove regole a partire dal 18 maggio, e che quindi si fosse già a conoscenza di cosa si sarebbe potuto fare con le nostre barche. In realtà esiste una norma che coinvolge tutta la filiera produttiva, dunque anche quella nautica, che vuole che eventuali contagi dei dipendenti o degli addetti possono essere considerati come incidenti sul lavoro. Potrebbe sembrare un dettaglio estraneo alla maggior parte di noi, ma in realtà ha posto degli interrogativi molto importanti presso cantieri, porti, centri assistenza, agenzie charter e via dicendo, che hanno chiesto chiarezza in merito per evitare conseguenze gravi su qualcosa di cui non possono avere il controllo se non per quanto compete la gestione degli ambienti di lavoro.

Norme da seguire in barca

Va detto che le nostre barche nel frattempo hanno potuto godere della manutenzione di cui necessitano grazie alla possibilità per i cantieri e centri di assistenza di poter continuare ad operare anche con il precedente provvedimento governativo, dunque, dovremmo trovarle pronte ad accoglierci e salpare.

Naturalmente, ci sono norme comportamentali che dovremmo continuare ad adottare anche a bordo della nostra barca e prima di salirci con i nostri ospiti, norme che riguardano il potenziale contagio. Tolte le attività di charter e noleggio per cui sono tuttora in via di definizione regole chiare per poter ripartire con le attività di questo tipo, a bordo delle nostre unità possiamo uscire in mare con la nostra famiglia o anche con amici, senza dover più portare al seguito la tanto discussa autocertificazione. Dovremo però avere a bordo disinfettanti e detergenti per fare in modo che tutte le superfici di potenziale contatto siano sicure, così come prevedere la possibilità di far lavare le mani prima di salire a bordo a tutti gli ospiti, possibilmente senza scarpe, che sarebbe meglio lasciare a terra. A bordo delle imbarcazioni da diporto private valgono le stesse regole delle unità abitative; la prima misura, quindi, resta il distanziamento sociale di almeno un metro a meno che le persone presenti a bordo non vivano nella stessa unità abitativa. Ora, tutto questo attinge più al buon senso che non a norme scritte, ma visto quello che abbiamo vissuto tutti e conoscendo il rischio di essere di nuovo costretti a lasciare la barca ormeggiata per un lungo periodo di tempo, siamo convinti sia meglio seguirle rigorosamente.

coronavirus mani e DPI Indossare i dispositivi di protezioni individuale e lavarsi le mani accuratamente e con frequenza sono alcune delle norme previste per le uscite in barca.

Charter e noleggio di imbarcazioni

Qualche limitazione, però, rimane. Dobbiamo continuare ad avere attenzioni per quanto riguarda la gestione dell’igiene a bordo e il potenziale contatto tra i nostri ospiti, ma possiamo finalmente tornare a navigare, anche se per adesso solo con la nostra barca e non con una a noleggio o in charter. A questo proposito, dobbiamo segnalare il grande lavoro di Confindustria Nautica, che attraverso il suo responsabile per i rapporti istituzionali, Roberto Neglia, ci ha fatto sapere che si sta lavorando duramente per superare gli ostacoli e rilanciare le attività di charter e noleggio seppur con attenzioni nuove nella gestione delle flotte. Sebbene il settore nautico abbia un impatto sul PIL non paragonabile a quello di altri settori industriali, Confindustria Nautica è riuscita a far sentire la sua voce per portare l’attenzione del Governo verso i temi specifici. Ne è prova la possibilità garantita a cantieri e servizi di assistenza tecnica di aver potuto operare per le manutenzioni, permettendo di avere barche pronte a navigare all’avvio delle attività diportistiche e, soprattutto, la continuità delle attività produttive dell’intero comparto, che soffre e soffrirà questa situazione.

Nella locazione delle unità da diporto (senza equipaggio) si applicano le stesse norme di prevenzione per le imbarcazioni private. Sono consentiti alloggi nella stessa cabina per persone che vivono nella stessa unità abitativa e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuali durante le operazioni di ormeggio, disormeggio, bunkeraggio ed eventuale assistenza in porto. Per gli ospiti valgono le regole generali sul distanziamento sociale e sulle misure di prevenzione interpersonali. Nel noleggio sono previsti la sanificazione dell’unità ad ogni utilizzo, quella periodica dei locali di vita dell’equipaggio e l’utilizzo dei dispositivi di protezione sempre obbligatorio durante le operazioni di ormeggio, disormeggio, bunkeraggio ed eventuale rimorchio da parte di mezzi nautici. Per quanto riguarda il personale imbarcato è previsto l’obbligo di sottoposizione - prima dell’imbarco - periodica al test di positività al COVID-19, il cui esito dovrà essere custodito a bordo, oltre alla misurazione obbligatoria della temperatura con cadenza giornaliera. Permane l’assoluto divieto di accesso a bordo di persone estranee.

Consulta la Guida all’ormeggio

disinfestazione scafo Per il noleggio è prevista la sanificazione dell’unità ad ogni utilizzo, quella periodica dei locali di vita dell’equipaggio e l’utilizzo dei dispositivi di protezione durante le operazioni di ormeggio, disormeggio, bunkeraggio ed eventuale rimorchio.

Non essendo né virologi né immunologi, non è facile fare valutazioni sul rischio di contagio. Possiamo solo invitare gli appassionati di mare a godersi la barca senza più limitazioni, con la consapevolezza che, se non vi saranno altri picchi di contagio che spingano le istituzioni a riproporre lockdown, si potrà continuare a navigare.

Finalmente liberi, anche se non possiamo andare verso mete fuori dalla nostra regione fino al 3 giugno prossimo, ma questo è il primo passo verso una normalità che abbiamo tutti atteso e con un pizzico di presunzione da marinai, ci permettiamo di dire noi amanti del mare un po’ più degli altri.

Punti principali delle linee guida emanate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti