Le barche più strane al mondo

Autore Giorgio Andena
12/03/2020

Il mondo nautico non resta indifferente riguardo a ricerca, studi, progetti e mode. In questo articolo passiamo in rassegna le barche funzionanti più strane al mondo, imbarcazioni dall’aspetto stravagante che rompono con la tradizione per battere record, fare ricerca e ridurre l’inquinamento ambientale.

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Ady Gil

La prima barca della nostra classifica é il futuristico trimarano Ady Gil, varato con il nome di Earthrace nel 2006. Concepito con l’ambizioso obbiettivo di circumnavigare il globo con un basso impatto ambientale (motori alimentati a biodiesel), nel 2009 viene acquistato dall’organizzazione ambientalista non-profit Sea Sheperd, ribattezzato Ady Gil e utilizzato per operazioni di disturbo nei confronti della flotta di baleniere nipponiche; proprio durante una di queste operazioni avvenuta il 7 gennaio 2010, la Ady Gil è affondata in seguito ad una collisione con la baleniera giapponese Shōnan Maru 2.

Lungo 24 metri, l’Ady Gil è costruito interamente con materiali di fibra di carbonio e kevlar, e la vernice utilizzata è ecologica e non tossica. Il suo design aerodinamico le permette di raggiungere facilmente i 40 nodi e navigare senza sosta per addirittura 3.700 kilometri; il sistema idraulico è studiato per poter penetrare le onde e immergersi in acqua fino a 7 metri di profondità per far fronte ad eventuali temporali e alle condizioni metereologiche avverse.

earthrace - ady gil Ady Gil. Foto: Live Yachting y Cosas Únicas.

Cosmic Muffin

Nel mondo delle imbarcazioni ci sono tanti esempi di mezzi riciclati ed adattati, ma la quintessenza di questa pratica è sicuramente il Cosmic Muffin. Questa barca è il risultato di una serie di manodopere effettuate su un aereo Boeing B-307 dichiarato inaffidabile nel 1969; il pilota Kenneth W. London lo salvò dalla discarica di fort Lauderdale trascorrendo i successivi 4 anni a trasformarlo in una casa galleggiante per tentare il giro del mondo, progetto cancellato dallo scoppio della WW2.

Situato al momento nel porto di Fort Lauderdale in Florida, è l’unico natante al mondo derivato da un aereo ed è di proprietà di David Dimmer, che lo mette a disposizione della sua azienda (Planetboats) per affittarlo a chiunque voglia navigare a bordo di una barca dalla forma unica. Il Cosmic Muffin si pilota dalla cabina principale utilizzando i comandi di volo originali e offre ampi spazi e molte comodità; dispone inoltre di uno scafo completamente rinnovato, interni aggiornati, nuovi motori ed un pozzetto restaurato.

Cosmic muffin Cosmic Muffin. Foto: Planeboats.com.

Jet Capsule

Il Jet Capsule è il frutto di un progetto partito nel 2008 dall’inventiva del designer viterbese Pierpaolo Lazzarini: è uno yacht in miniatura in fibra di vetro e carbonio pensato anche per usi diportistici, anche se la sua funzione principale rimane quella di tender per megayacht, mezzo di soccorso o taxiboat (per un massimo di 9 posti a sedere) per quelle zone frastagliate dove le vie di comunicazione marittime sono più rapide di quelle di terra.

Questa piccola imbarcazione offre in soli 7,5 metri di lunghezza vetri fotocromatici, pannelli fotovoltaici, motori da 640 cavalli e un sistema propulsivo a idrogetto di ultima generazione unendo stile e soluzioni tecnologiche d’avanguardia. Chi desiderasse una versione abitabile potrà scegliere tra diversi comfort e accessori: dalle porte automatizzate alla cucina compatta, passando per bagni, divanetti trasformabili e prendisole esterni. 

jet capsule Jet Capsule. Foto: jetcapsule.it.

Wam-V Proteus

Catamarano, watercraft, moto d’acqua: è difficile collocare il Wam-V Proteus all’interno di una categoria precisa. Sviluppato dall’ingegnere italiano Ugo Conti per conto della Marine Advanced Robotics, la ‘nave ragno’ presenta quattro ‘gambe’ che collegano la sovrastruttura agli stabilizzatori ma, a differenza di un tradizionale catamarano, la sovrastruttura non è fissata rigidamente ai due scafi. Diversi ammortizzatori in titanio sono utilizzati per viaggiare adattandosi alle onde del mare, piuttosto che passarci attraverso, così da muoversi più velocemente bruciando meno carburante.

Il ponte, la stiva e l’attracco e la cuccette per quattro sono situati nella cabina che pende dalle quattro gambe, che può essere abbassata sul livello del mare e navigare per conto proprio: questo layout permette l’ancoraggio in mare aperto della sezione di prua, consentendo allo stesso tempo di ormeggiare la cabina in un porto turistico. Lungo 30 metri e con una velocità massima di 30 nodi, può percorrere 8.000 kilometri con 9.100 litri di gasolio. Proteus è in grado di lanciare e recuperare veicoli con o senza equipaggio e sarà utilizzato per usi militari, studi biologici, esplorazione oceanica e salvataggio in mare.

proteus Wam-V Proteus. Foto: newatlas.com.

Bottsand Y 1634

Il Bottsand Y 1643 è una nave creata appositamente per raccogliere le fuoriuscite di idrocarburi versate in mare nella Germania settentrionale. Conosciuto con il soprannome di ‘nave cerniera’ per la forma che assume quando è in piena funzione con i due scafi che si aprono fino a formare un angolo di 90 gradi, può arrivare a pulire e recuperare fino a 140 metri cubici di acqua contaminata.

Fu costruito nel 1987 entrando a far parte della categoria degli ‘oil recovery vessel’, misura 43 metri di lunghezza e pesa 650 tonnellate. Quando gli scafi si uniscono può navigare a 10 nodi di velocità e, quando si trova in una zona contaminata, si apre in due, con gli scafi che formano un angolo di 65 gradi per raccogliere le scorie. Ognuno dei suoi scafi può essere manovrato da 6 tecnici e il suo deposito contiene fino a 790 metri cubici; la nave appartiene alla marina tedesca, ma l’equipaggio tecnico è di natura civile.

bottsand y 643 Bottsand Y 1643. Foto: Ugly Ships.

RP Flip

Quando vediamo in azione la nave RP Flip (acronimo di Floating Instrument Platform), completata nel giugno del 1962 dalla Gunderson Brother Engineering, la prima impressione è che stia affondando. Questa imbarcazione viene utilizzata per condurre delle rilevazioni nell’Oceano (altezza delle onde, raccolta dati meteorologici e misurazione di temperatura e densità dell’acqua) e per farlo compie una spettacolare rotazione di 90 gradi che le permette di erigersi in posizione verticale e mantenerla grazie ad una zavorra. Alla fine di questo processo, solo 20 metri di prua rimangono in superficie, mentre oltre 100 metri di barca finiscono sotto il livello del mare.

Per compiere questa operazione, Flip impiega circa 28 minuti, durante i quali le parti della nave come letti e bagni ruotano su diversi cardini per risultare utilizzabili nella  nuova configurazione; ogni locale dell’imbarcazione contiene due porte, una da utilizzare durante la navigazione e una da utilizzare quando è in posizione verticale. Con un'autonomia di 30 giorni, può ospitare fino a 5 elementi dell’equipaggio e 11 ricercatori a bordo e dev’essere trainata: per scongiurare eventuali interferenze con gli strumenti acustici, infatti, la nave non è dotata di motori propri. La configurazione che possiamo osservare è frutto di un rimodernamento  effettuato nel 1995 per un costo totale di due milioni di dollari e si può vedere in azione sulla costa occidentale degli Stati Uniti.

Rp Flip RP Flip. Foto: dailymail.co.uk e stsworld.com.

Turanor PlanetSolar

L’imbarcazione più attenta all’ambiente della nostra classifica si chiama Turanor PlanetSolar, ed è un catamarano di 31 metri che naviga solamente grazie all’energia solare raccolta dai pannelli solari posizionati sul ponte. Nel settembre 2010 ha iniziato e completato un viaggio attorno al mondo partendo dal principato di Monaco che è durato 584 giorni, stabilendo così il record per la più veloce traversata dell’Oceano Atlantico in barca solare (26 giorni e 34 minuti) e per la distanza più lunga mai coperta da un veicolo solare (9904 miglia nautiche).

Nata nel 2010 presso il cantiere di Kiel in Germania dall’eco-esploratore Raphael Domjan per far fronte al progressivo scioglimento dei ghiacciai, il suo nome (Tûranor) è derivato dal romanzo ‘Il Signore degli Anelli’ di  J.R.R. Tolkien, ed è traducibile come ‘il potere del sole’. 500 metri quadrati di pannelli solari coprono l’intera barca, e sono a loro volta collegati a uno dei due motori elettrici dislocati in ciascuno dei due scafi; anche i materiali utilizzati per la costruzione sono compositi: fibra di carbonio con pannelli a sandwich a nido d’ape con densità diversa a seconda del tipo di struttura (scafo, puntone, ecc.). La carena può ospitare 200 persone, può navigare di giorno e di notte grazie alle batterie immesse negli scafi che accumulano l'energia derivata dai pannelli solari e raggiunge una velocità massima di 14 nodi, rimanendo autonoma per 14 giorni. Data la totale dipendenza dall’irradiamento solare, uno staff di meteorologi fornisce costantemente dati per una navigazione ottimale, dove l’ottimizzazione tra dati meteorologici e percorso sono forniti mediante un apposito software di routing, in grado di esaminare anche il livelli di carica della batteria e il livello di irradiamento. 

turanor Turanor Planet Solar. Foto: Mike Shouts y Taringa.

Hydroptere

Il nome di questo aliscafo sperimentale con i foils deriva dal greco, unendo due parole - hydros (acqua) e ptère (ala) - che dipingono alla perfezione la sua capacità di ‘volare’ sull’acqua. Le due ‘ali’ che spuntano da sotto gli scafi permettono a Hydroptere di sollevarsi completamente dall’acqua e di raggiungere velocità impressionanti grazie alla drastica riduzione dell’attrito con l’acqua. Quando è in volo, solo 2,5 m2 sono a contatto con l’acqua e sostengono le restanti 7,5 tonnellate di barca; ciò le permette di raggiungere una velocità doppia rispetto a quella del vento.

Voluto, progettato e attualmente timonato dal  Alain Thebault, l’idea originale fu dello yachtman Eric Tabarly, mentre il design è stato realizzato da VPLP Design e realizzato da un gruppo di società high-tech francesi. Il 5 ottobre 2008 ha raggiunto la velocità record di 52,86 nodi (97,90 km/h), ma ciò non è bastato perché la velocità è stata registrata su una distanza inferiore ai 500 metri necessari per qualificarsi per un record mondiale. Nel 2016 è rimasta senza padrone, per poi essere acquistata per 8.500 euro, nel giugno 2019, dai navigatori Chris Welsh e Gabriel Terrase con l’obbiettivo di tornare a farla volare sull’acqua.

hydroptere Hydroptere. Foto: eneasmagazine.com e expansion.com.

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