Il 'Barco Amarillo', la famiglia che vive in barca

Autore Lidia Naranjo Martínez
09/04/2020

Questa famiglia argentina ha deciso di lasciarsi la vecchia vita alle spalle e vivere navigando. In questa intervista i componenti del ‘Barco Amarillo’ ci spiegano com’è cambiata la loro vita da quando hanno deciso di imbarcarsi in questa nuova avventura.

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Da più di un anno un piccola famiglia, composta dai genitori, il figlio di tre anni e il cane Lula, naviga lungo le coste del Brasile a bordo di una barca a vela di 9 metri di lunghezza. Non sono in vacanza e non hanno una data di ritorno: hanno deciso di fare della navigazione il loro unico stile di vita. Constanza Coll e Juan Dordal hanno abbandonato i rispettivi lavori e la routine della vita di città a Buenos Aires per imbarcarsi in un'avventura per mari ed oceani. Attualmente si trovano presso l’isola brasiliana Ilha Grande nello stato federale di Rio de Janeiro in attesa che venga alla luce la loro seconda figlia.

La famiglia, conosciuta all’interno dei social network come ‘El Barco Amarillo’ (‘la barca gialla’ in spagnolo), condivide le esperienze a bordo nei profili Instagram, Facebook e Youtube, dove spiega le sue avventure quotidiane e dispensa utili consigli sulla navigazione e sulla vita a bordo.

In questa intervista, Constanza e Juan ci parleranno di come si è trasformata la loro vita da quando hanno deciso di salpare senza una meta: spiegano come le virtù (principalmente il tempo ed il contatto con la natura) compensano qualsiasi inconveniente derivante dalla vita in barca (come caricare la spesa su una barchetta secondaria per poi tornare alla barca remando, o essere costretti a raccogliere acqua dalle cascate attraverso dei bidoni). Ci rivelano inoltre qual’è il ‘filtro’ per ospitare persone sulla barca gialla e i paesaggi e gli scorci più suggestivi che hanno visitato, oltre all’esperienza più pericolosa mai vissuta in mare; Constanza e Juan ci aggiornano anche sulle conseguenze della quarantena dovuta al COVID-19. 

La vita a bordo del ’Barco Amarillo’ 

Ciao e grazie per averci concesso questa intervista. Come e quando è nata l’idea di lasciare la terraferma per vivere a bordo di una barca a vela?

C e J:(Ciao/grazie/prego) J: ci ha sempre affascinato l’idea di uno stile di vita diverso. Circa otto anni fa abbiamo iniziato i primi corsi, iniziando così a fare pratica: da questo primo incontro abbiamo scoperto che la nautica era molto di più che un semplice sport e che ci poteva offrire la possibilità di condurre uno stile di vita differente. Da quel momento abbiamo iniziato a navigare con costanza: questi viaggi non supponevano grande velocità o competizione, ma solo pianificare la navigazione verso porti ogni volta più lontani: da Buenos Aires ci siamo spostati in Uruguay e, una volta terminata la costa uruguaiana, abbiamo attraccato nei primi porti brasiliani e attualmente stiamo percorrendo la costa brasiliana da un anno e mezzo. Ci siamo abituati velocemente al nuovo stile di vita e ci siamo resi conto che per visitare e conoscere nuovi porti avevamo bisogno di più tempo. Per navigare serve più tempo che soldi, quindi abbiamo deciso di ritagliarci il tempo necessario per farlo con tranquillità e serenità.

Cosa dovuto abbandonare quando avete deciso di imbarcarvi?

J: Abbiamo abbandonato molte cose per poter vivere a bordo. Avevamo una vita ben organizzata e con stabilità economica: io sono uno psicologo e Coni lavora nella comunicazione sociale e nel disegno grafico. Entrambi lavoravamo in aziende importanti, anche se l’ultimo lavoro di Coni è stato come freelance. Io lavoravo addirittura per tre aziende diverse! Un giorno però decidemmo di rinunciare a determinati benefit come ricevere uno stipendio fisso a fine mese per imbarcarci in un’avventura senza sapere come sarebbe potuta finire. Piano piano ho cominciato a terminare i tre rapporti di lavoro e anche Coni ha abbandonato la sua attività di freelance. A questo punto mancava solo l’ultimo step: mettere il nostro appartamento ‘terrestre’ in affitto e iniziare la nostra nuova vita in barca.

Passiamo alla vita a bordo, come regolate la vostra alimentazione in barca?

C: Abbiano deciso di non seguire la stessa alimentazione che avevamo in Argentina. Crediamo che il modo migliore di alimentarsi sia quello di adattarsi al posto in cui si è. Per esempio, quando eravamo attraccati a Buenos Aires, mangiavamo tantissima carne. Da quando siamo arrivati in Brasile Juan ha deciso di cambiare modo di pescare: prima pescava con la canna, ora usa l’arpione. Questo metodo ci assicura una buona dose di pesce alla settimana, con cui cerchiamo di cucinare i piatti più sani possibili per noi e per i nostri figli utilizzando prodotti locali. Ad esempio, al posto di comprare biscotti, prepariamo delle torte. Cerchiamo anche di cucinare parecchia frutta e verdura dal momento che qui in Brasile abbondano particolarmente. La vera differenza la fanno i prodotti: qui se ne possono trovare molti che a Buenos Aires non ci sono come ad esempio latte di cocco, mango e ananas.

pesca-amarilla La famiglia durante una battuta di pesca con l’arpione. Foto: El Barco Amarillo.

Si può vivere in una barca a vela di 9 metri senza rinunciare alle comodità di una casa?

C: Le comodità sono chiaramente differenti rispetto ad una casa tradizionale. Ora per ottenere acqua dobbiamo sbarcare. In Brasile spesso si cerca l’acqua dolce nelle cascate; andiamo quindi con dei bidoni per poi caricare l’acqua nel serbatoio. Per fare le varie spese dobbiamo remare e poi camminare e caricare le borse. Certo, è molto più facile andare al supermercato in macchina o fare una doccia con l’acqua calda. In barca non abbiamo questo tipo di comodità, ma ne abbiamo molte altre che hanno a che fare soprattutto con il tempo e con il contatto con la natura, cosa che a Buenos Aires è sempre più difficile da fare. In Brasile abbiamo potuto ammirare degli autentici paradisi naturali: questa per me è una comodità di cui non posso fare a meno.

spesa-amarilla Constanza e Ulises tornano alla barca con la spesa caricata sulla scialuppa Foto: El Barco Amarillo.

Avete in programma di comprare una barca nuova e più grande?

J: Per ora siamo contenti con quello che abbiamo. Abbiamo appena terminato di trasferirci in un barca più grande e più indicata per una famiglia di 5 persone includendo il nostro cane che ci accompagna nel viaggio. È un Jeanneau Sunrise 35. La barca con cui abbiamo iniziato, il Tangaroa 2, era un One Off 30 ed era ideale perché composto da acciaio e molto più sicuro. La sicurezza è il punto principale per noi, ma abbiamo deciso di cambiarla a causa dei problemi che dava: per esempio, non disponeva di frigorifero e doccia interna, ed aveva solo una cabina per noi due, per cui Ulises dormiva nella culla. Tuttavia sentivamo che la barca era sufficiente per iniziare e sostenere il nostro viaggio. Credevamo che, se ci fossimo messi a pensare a quello che mancava, non saremmo mai salpati. Più tardi, soprattutto con la gravidanza, abbiamo cominciato a pensare ad un cambio barca con la fortuna di trovare un’occasione in Brasile: abbiamo venduto la vecchia One Off rapidamente tramite Instagram ad un’altra persona che aveva intenzione di realizzare il suo sogno di vivere in barca, e il fatto che la One Off serva ad altri per lo stesso scopo per cui l’abbiamo utilizzata noi ci riempie di felicità.  

barco-amarillo Vita a bordo del Tangaroa 2. Foto: El Barco Amarillo.

Sul vostro profilo Instagram dite che ospitate persone sulla vostra barca, come decidete chi può convivere con voi?

C: Non scegliamo le persone che vengono, sono loro che ci scelgono. Quando abbiamo iniziato a condividere la nostra vita attraverso dei social network, alcune persone hanno cominciato a chiedere di fare un giro per vivere una piccola esperienza a bordo con noi. Abbiamo subito messo in chiaro che la nostra barca non era un charter, assolutamente non di lusso e senza frigorifero e doccia, di piccole dimensioni e che avrebbero dovuto condividere lo spazio anche con un bambino e con un cane; nonostante ciò, continuavano ad esserci molte persone interessate a navigare con noi. Queste persone ci conoscono grazie ai nostri social network, sanno com'è fatta la barca e come trascorre la vita a bordo. La conoscenza di queste caratteristiche per noi è di per sé un buon filtro. Naturalmente poniamo agli interessati una serie di domande sul loro stato di salute, esperienza nautica e alimentazione, ma non condizioniamo chi vuole venire a bordo, al contrario: sanno già a cosa vanno incontro. Per ora abbiamo ospitato più di 100 persone e tutte le esperienze sono state un successo, per questo continuiamo a farlo nello stesso modo.

Come è cambiata la vostra vita da quando vivete navigando?

J: È cambiata al 100%. La cosa più importante ha a che fare con la gestione del tempo. Quando eravamo in città io, per esempio, uscivo di casa alle 7/8 del mattino e tornavo alle 9 di sera. Vedevo mio figlio praticamente solo quando dormiva. Non potevo partecipare alla sua vita quotidiana, alla sua crescita e ai suoi momenti importanti. Abbiamo deciso di iniziare il nostro viaggio perpetuo per stare di più tra di noi. La cosa migliore che potevamo offrire a nostro figlio non era la stabilità economica, ma una vita diversa piena di avventura, tempo, amore e presenza. Oggi stiamo insieme 24 ore al giorno pianificando la giornata senza sapere di preciso cosa faremo il mese successivo, benché meno l’anno prossimo. Prima sapevamo come sarebbe stata la nostra vita lavorando per la stessa azienda, sapendo quando saremmo andati in pensione, in quale momento prendere le ferie e cose simili. Avevamo tutto molto programmato e oggi invece è l'esatto contrario. Abbiamo imparato a vivere prendendo le decisioni in un altro modo.

Esperienze a bordo 

In tanti anni vivendo in mare avrete avuto più di uno spavento per temporali o imprevisti capitati alla barca. Qual è stata l’esperienza più pericolosa che abbiate mai sperimentato a bordo?

J: Il nostro merito più grande credo sia quello di non aver mai avuto nessuna situazione di paura. Forse la navigazione più difficile è stata una notte molto ventosa dove ci siamo incastrati ad una rete da pesca clandestina. Per fortuna eravamo lontani dalla costa, anche se è stato complicato perché stavamo doppiando un capo; inoltre eravamo rimasti senza motore perché anche l’elica era rimasta agganciata nella rete. Il vento era intenso e, issando tutta la vela, siamo riusciti ad attraversare la rete. Abbiamo poi dovuto navigare solo a vela per due giorni prima di arrivare al porto successivo. Una volta arrivati, coltello in mano, ci siamo tuffati nell’acqua, abbiamo tolto la rete, e tutto si è risolto. Per questo mi piacciono le barche a vela, perché hanno due metodi di propulsione: vela e motore. È molto raro che entrambi diano problemi, offrendo così un margine di sicurezza enorme. Abbiamo un criterio abbastanza prudente per navigare, e questo, fortunatamente, è stato l’unico inconveniente. Il nostro motto è: ‘se ci sono dubbi, prendiamo la decisione più sensata: non salpare’.

Avrete sicuramente avuto l’opportunità di navigare in mari più tranquilli. Qual è il panorama migliore che avete potuto ammirare?

C: Attualmente siamo a Ilha Grande, Rio de Janeiro, un arcipelago con 365 isole. Questo posto ci ha veramente sorpresi, è fantastico. La vita qui è molto facile, l’isola è tropicale e il clima è abbastanza piacevole. Prendiamo sempre decisioni passo a passo senza fretta e senza pensare che il paradiso si trovi in un determinato posto. Ad esempio, non ci siamo proposti di andare ai Caraibi, ne di fare il giro del mondo per trovare paesaggi mozzafiato, ma ce li troviamo davanti navigando senza meta.

barco-amarillo-bambino-e-cane Ulises e Lula ammirano una cala di Ilha grande. Foto: El Barco Amarillo.

Quali sono le vostre prossime mete?

J: Come commentava Coni, ora stiamo navigando a Ilha Grande e non sappiamo dove ci porterà il mare. Potremmo lasciare questa barca qui in Brasile e viaggiare facendo esperienze verso l’emisfero nord, forse non con questa barca, ma con charter sostitutivi. Abbiamo addirittura pensato di fare un viaggio in camper, sempre con l’idea che la barca sia casa nostra. Ci sono anche altre opzioni di navigazione in ballo, magari un viaggio verso nord-est, o forse rimarremo qui a Ilha Grande. Non lo sappiamo ancora e, sinceramente, ci piace che sia così.

Ci sono poche famiglie che adottano questo stile di vita, sapete dirci perché?

J: Per noi questo stile di vita è veramente affascinante e sostenibile, tuttavia ci sono poche famiglie che lo adottano. Abbiamo incontrato navigatori da tutto il mondo, ma è sempre gente che gareggia regate o in pensione. Ci sono pochissime famiglie che vivono navigando. Non sappiamo molto bene  il perché di questo fatto, ma credo che la nautica abbia una pessima pubblicità: nella maggior parte dei film sull’argomento la barca è in pessimo stato o muore qualcuno...penso che ci hanno fatto credere che navigare sia solo pericoloso, fatto che ha spinto molte famiglie a rinunciare. Io, però, ho la sensazione che mio figlio sia molto più protetto sulla barca rispetto ad una grande città con insicurezza, i furti, le macchine e via dicendo. Siamo ben felici ogni volta che possiamo aiutare a smontare questi miti nocivi e avvicinare le famiglie alla vita nautica, credo che in questo modo possiamo ridare un po’ di ciò che noi abbiamo ricevuto per anni. 

Situazione a bordo durante il coronavirus 

Con l’arrivo del coronavirus le vite di molte persone stanno cambiando radicalmente, obbligate a rimanere chiuse in casa in quarantena. Come state vivendo sulla barca questa pandemia?

C: L’isola dove ci troviamo, Ilha Grande, ha chiuso gli accessi per turismo: non hanno fatto sbarcare gli ospiti delle crociere. La nostra barca è ampiamente rifornita; abbiamo fatto una buona spesa con anticipo in modo da essere preparati in caso di eventuali aumenti di prezzo o carenza di prodotti. Inoltre possiamo procurarci acqua e cibo per conto nostro grazie alla pesca e alle numerose cascate di cui parlavamo poco fa. Juan si dedicherà alla pesca con l’arpione durante questi giorni di quarantena: siamo organizzati. Stiamo anche cercando di limitare al minimo i contatti con le persone, cosa che a bordo di una barca e molto più facile, visto che ci si può tuffare in mare, nuotare e andare in spiagge deserte per passeggiare senza rischi

amarillo-quarantena La famiglia durante la quarantena a bordo: suonano strumenti, leggono, disegnano, nuotano e giocano con Lula. Foto: El Barco Amarillo.

Avete già pensato a come affrontare il parto in questa periodo particolare?

C: In realtà non ci siamo ancora posti questo problema, non ci preoccupa molto dal momento che avverrà tra la fine di maggio e l’inizio di giugno; in quel periodo in Brasile e Argentina sarà inverno. Ciò significa che, se la pandemia non viene controllata e stabilizzata prima dell’arrivo dell’inverno nell’emisfero sud, potrebbe esserci un picco di casi importante. Non abbiamo quindi ancora deciso dove far nascere nostra figlia, se in Brasile o in Argentina. In Brasile fa molto più caldo, cosa che limita il virus, mentre in Argentina abbiamo un’ottima preparazione medica che potrebbe rappresentare un vantaggio. Il problema è che, per arrivare fino in Argentina, dobbiamo passare per ben due aeroporti. Fondamentalmente il confronto tra Angra, Brasile - che è una città relativamente piccola con zero casi fino ad ora - e Buenos Aires - metropoli piena di casi - ci spinge a far nascere nostra figlia qui in Brasile.

yoga-amarillo Constanza durante un sessione di yoga ed esercizi rilassanti per la gravidanza. Foto: El Barco Amarillo.

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