Il velista italiano che ha sbaragliato i francesi: intervista ad Ambrogio Beccaria.

Autore Giorgio Andena
05/12/2019

La vittoria della Mini Transat, il rispetto per l'ambiente e il giro d'Italia, iNautia intervista Ambrogio Beccaria.

  • Milanese di Porta Genova, a soli 28 anni Ambrogio è da poco diventato il primo italiano di sempre a vincere la Mini Transat, regata tradizionalmente ad appannaggio francese, oltre ad assicurarsi il titolo di velista dell'anno.
  • In questa intervista ci ha parlato delle sue origini, della passione per la vela, del rispetto per l'ambiente, dei suoi progetti futuri e, naturalmente, della Mini Transat dominata dall'inizio alla fine.

Con un nome come il suo (dal latino ‘immortale’) e dopo essere stato definito ‘extraterrestre’ dalla testata francese Course au Large, ad Ambrogio Beccaria detto "Bogi" mancava solo la vittoria di una regata dura e prestigiosa come la Mini Transat per impreziosire un palmares di tutto rispetto ed entrare nell’olimpo della vela italiana e mondiale.

La Mini Transat è la più lunga traversata oceanica in solitaria a bordo di una 650 ed è considerata difficile e impegnativa, anche se frequentata principalmente dalle nuove leve che hanno voglia di emergere ed iniziare una carriera sportiva con piccoli sponsor e piccoli budget.

Nato a Milano nel 1991, Ambrogio sviluppa da subito la propensione per la navigazione a bordo di barche dalla lunghezza ridotta; nel 2014 arriva la consacrazione con la vittoria del campionato italiano Laser 4000 a soli 23 anni per ripetersi l’anno successivo nel campionato nazionale categoria 650. Dopo aver dominato la scena nazionale, il Cammellone - soprannome che nasce dalla sua andatura continua e costante - effettua il grande salto e passa così a gareggiare in regate internazionali, vincendo la sua prima regata atlantica (Mini en Mai), dando così inizio ad un’incredibile serie di successi in campo nazionale ed internazionale a bordo della sua Goganga, culminati con la vittoria della Mini Transat in 13 giorni, 1 ora e 58 minuti (primo italiano a riuscire nell’impresa e secondo non francese in 42 anni).

Abbiamo scambiato due chiacchiere con il navigatore più in forma del momento per scoprire storia, curiosità e passioni di questo vero e proprio fenomeno della vela.

Ciao Ambrogio, prima di tutto complimenti per la vittoria della categoria serie della Mini Transat. Cosa si sente in questi momenti? E quanto è stata dura questa traversata solitaria dell’oceano sopra un ‘guscio di noce’ di poco più di 6 metri?

Grazie mille! Vincere questa regata per me è letteralmente un sogno che si avvera; dopo l’esperienza di due anni fa alla Mini Transat volevo riprovarci con una barca più aggiornata e performante. Sapevo di potermela giocare e credevo in un piazzamento, ma mai mi sarei aspettato una prestazione simile. Allo stesso tempo durante la regata mi obbligavo a sgomberare la mente e a non pensare di poterla vincere per evitare inutili distrazioni. La prima settimana è stata molto dura: il vento di poppa trasformava spesso la barca in un ‘sottomarino’; vi lascio immaginare come possa essere tenere a bada una barchetta di poco più di 6 metri in mezzo all’oceano e completamente inzuppato.

La gioia di Ambrogio all'arrivo della seconda tappa della Mini Transat. Fonte: Ambrogio Beccaria / Christope Breschi.

Come si prepara a livello fisico e psicologico una gara logorante come la Mini Transat?

A livello fisico in realtà la preparazione è molto leggera, una mezza maratona è molto più dura da preparare per esempio. Nei mesi precedenti alla regata andavo in palestra 2/3 volte alla settimana ed integravo con corsa e qualche nuotata. La parte più dura è quella psicologica, e il problema vero è che non c’è un vero e proprio modo per prepararsi. Molto dipende da come si sta nella vita ‘a terra’ in generale, perché in regata poi si ha tanto, troppo tempo per pensare e rimuginare su situazioni e decisioni che meriterebbero un’analisi più razionale. C’è il rischio serio di prendere decisioni che non si sarebbero prese in condizioni normali. Ho visto parecchi avversari giungere all’arrivo depressi: stanchezza e solitudine possono giocare brutti scherzi.

In questa Mini Transat hai navigato utilizzando solo energia solare e hai ridotto al massimo i prodotti monouso. Credi che ci sia abbastanza consapevolezza nel mondo della vela per quanto riguarda la pulizia dei mari? Quali misure pensi si possano adottare per rafforzare questa consapevolezza?

La consapevolezza credo sia presente all’interno del mondo della vela e si parla moltissimo di questo argomento, il problema è poi passare dalle parole ai fatti; non tutti hanno intenzione di fare il minimo sforzo per aiutare l’ambiente. Per fare un esempio, molti velisti dicono di amare il mare e rispettarlo e poi, durante le crociere in vela, si portano quantità incredibili di acqua in bottiglia; io ho percorso più di 10 000 miglia senza mai utilizzare una singola bottiglia di plastica. Anche per quanto riguarda l’energia rinnovabile si possono fare grandi passi in avanti: la maggior parte delle barche si muove in estate e, soprattutto nel Mediterraneo, si può fare tutto con l’aiuto di pannelli solari senza particolari problemi. Il consumo deve e può essere ridotto anche rinunciando a qualche comodità. Posso assicurare che con un po’ di organizzazione si possono fare tante miglia anche senza il frigo. Sulla mia barca utilizzo due pannelli a poppa orientabili da 100 watt l’uno e uno volante da 100 watt. Direi che ci sono consapevolezza e soluzioni, ma non tutti hanno voglia di adottarle.

Una fase della regata. Controllare una barca di dimensioni così piccole può rivelarsi altamente difficile nel mezzo dell'oceano. Fonte: Ambrogio Beccaria / Christope Breschi.

Raccontaci qualcosa in più di te, da dove arriva la passione per il mare in generale e per la vela? Quando hai capito che sarebbe potuto diventare quello che avresti fatto ‘da grande’?

In realtà la passione per la vela è nata per caso. Sono di Milano e in famiglia, sebbene ci fosse qualcuno con la passione per il mare, nessuno si era mai interessato particolarmente di vela. Una delle tanti estati in cui i miei genitori mi ‘parcheggiavano’ al mare mi sono avvicinato ad una scuola di vela presente in zona; ho avuto la fortuna di conoscere istruttori che mi hanno saputo trasmettere una grande passione. Mi interessava soprattutto l’aspetto delle regate, e in particolare l’idea di affrontare il mare in una gara a tempo in solitaria o con equipaggio contando solo sulla forza del vento che soffia nelle vele. Dopo aver fatto tanta pratica ho deciso poi di comprare un Mini recuperato da un naufragio a Lisbona, portarlo a Spezia per sistemarlo e gareggiarci. La svolta è arrivata sicuramente con il primo sponsor: lì ho capito che la passione si poteva trasformare in professione.

Quali sono le tue passioni al di fuori del mondo nautico?

Sono appassionato di musica, cucina e, fino a quando vivevo a Milano seguivo il calcio ed in particolare l’Inter. Ho vissuto a Milano fino ai 19 anni, poi mi sono trasferito a Spezia anche per fare l’università e ora vivo da un anno in Bretagna. Mi piace molto cucinare, ma preferisco sempre mangiare! Per un periodo ho lavorato come skipper per barche private, in quell’occasione avrei avuto la possibilità di cucinare a bordo ma non avevo molto tempo libero a disposizione; è meglio sicuramente cucinare a terra con le comodità e la tranquillità necessarie. Il rapporto con il cibo durante le regate è particolare ma bisogna accettare quel poco che si può avere a disposizione: il cibo pesa. Prima mangiavo bustine di cibo liofilizzato durante le traversate ma avevano un sapore veramente sgradevole, ora mi trovo abbastanza bene grazie ad appositi sacchetti sottovuoto con cibo cucinato precedentemente e isolato dall’aria all’interno. Di solito, appena terminata una lunga regata, la prima cosa che faccio è mangiare un piatto di cibo ‘vero’ e caldo dopo giorni e giorni di sacrifici.

Ambrogio a bordo di della sua barca a vela, Goganga, che prende il nome da una canzone di Giorgio Gaber. Fonte: Ambrogio Beccaria / Christope Breschi.

Ti sei laureato in ingegneria nautica con una tesi su un monotipo per rilanciare una corsa storica: il Giro d’Italia. Pensi che si possa tornare a disputare una gara competitiva attorno alla penisola italiana?

Si deve! Bisogna sicuramente trovare qualche personaggio appassionato e conosciuto che possa fare da ambasciatore ma soprattutto che si dedichi a tempo pieno a questo progetto, che sarebbe fondamentale per far tornare a far appassionare a questo magnifico sport. Penso sia necessario tornare a fare regate d’altura in Italia anche per cambiare la recente tendenza: le regate in Italia si sono trasformate in eventi mondani dove vincono tutti e un’iniezione di competitività aiuterebbe a rimettere lo sport al centro e ad eliminare molti degli stereotipi legati alla vela. È importante fare regate lunghe e con monotipi, per attrarre sportivi di livello; inoltre, come ho già detto, creare una sola e chiara classifica, a differenza della situazione attuale dove ci sono tante classifiche frammentate e la competitività è ridotta al minimo. L’unico modo per poter fare regate d’altura ora come ora in Italia sarebbe con i Mini e spero che qualcuno prenda a cuore questo progetto.

Il 2019 è stato un anno da incorniciare per te: vittoria nella Porniche Select, Mini en Mai, Mini Fastnet, Mini Transat e il titolo di velista dell’anno. Quali sono i progetti futuri del ‘Cammellone’?

A breve comincerò a preparare la Ag2R che affronterò ad aprile insieme alla velista francese Amelie Grassi che si è assicurata un ottimo nono posto serie nell’ultima Mini Transat. Si corre su monotipi d’altura con i foil nell’oceano e io utilizzerò il Figaro 3; è considerata la Champions League della vela, il livello è altissimo e ci sarà la possibilità di confrontarsi con i migliori di questo sport. Sarà dura anche fare metà classifica ma non vedo l’ora. Poi Jacques Vabre e Route du Rhum in preparazione al giro al mondo a tappe del 2023. Ora, venduta Geomag ad un giovane marinaio tedesco, ho in progetto la costruzione di una Class40 insieme a Gianluca Guelfi che è tornato in Italia dopo l’esperienza in Francia. Le Class40 sono le sorelle maggiori dei mini in fibra di vetro con ballast con medie molto alte: circa 400 miglia in 24 ore. Credo che la class 40 sia interessante ed innovatrice ed è un buon intermezzo tra i Mini, trampolino di lancio per molti professionisti, ed i grandi IMOCA 60.

L'arrivo della prima tappa della Mini Transat a Las Palmas, vinta da Ambrogio. Fonte: Ambrogio Beccaria / Christope Breschi.

Per concludere ti chiediamo una serie di consigli base per i principianti che vogliono entrare in questo mondo per aiutarli a vivere esperienze simili a quelle che hai vissuto tu.

Sicuramente non farsi spaventare dai prezzi delle barche! Dico sempre che una barca è come un assegno perché potenzialmente si può rivendere un mezzo allo stesso prezzo d’acquisto dopo due anni di utilizzo. Ci sono talmente tante barche disponibili che ognuno può trovare quella che meglio si adatti al suo budget, esistono barche per tutte le tasche soprattutto per quanto riguarda i Mini. Dopodiché consiglio di frequentare i validi centri presenti in Italia, particolarmente il Circolo Nautico Marina Genova di Ernesto Moresino ed il Circolo Velico Ravennate. Qui un velista principiante può avere l’opportunità di confrontarsi con velisti stranieri dai diversi approcci e con un ambiente internazionale; allo stesso tempo si può imparare bene la pratica di ristrutturazione di vecchie barche, fondamentale per chi vuole navigare con un budget ridotto.

Grazie mille per la disponibilità, e ancora complimenti per la grandissima vittoria!

Mini Transat

Le regole fondamentali della Mini Transat:

  1. La barca non può essere più lunga di 6,5 metri.
  2. A bordo non può esserci nessun tipo di ausilio meccanico (motore, generatore, ecc).
  3. In barca si possono portare solo 5 vele, delle quali una tormentina obbligatoria e le restanti 4 scelte dal navigante.Nessuna delle vele può essere rimpiazzata a Tenerife.
  4. Il tratto Penzance - Tenerife è obbligatorio, ma non viene conteggiato per la classifica finale. In questo tratto i partecipanti possono entrare in qualsiasi porto per riposare ed effettuare riparazioni senza incorrere in nessun tipo di penalizzazione.
  5. La partenza della regata si trova in prossimità di Santa Cruz de Tenerife, da dove partono i partecipanti alla regata senza ‘handicap’. Il primo a tagliare la linea d’arrivo sarà il vincitore.